Cosa si è deciso, alla fine, alla Cop26

A pochi giorni dalla conclusione del summit del clima più importante degli ultimi anni, ecco un riepilogo della situazione per capire quali accordi sono stati raggiunti e cosa, invece, è andato storto

article
Foto ukcop26
newsby Giulia Martensini19 Novembre 2021


La Cop26, il vertice mondiale sul clima a Glasgow, si è concluso con un accordo tra quasi 200 nazioni per accelerare la lotta contro la crisi climatica.
Secondo diversi attivisti, in generale, la Cop26 ha fallito sotto diversi punti di vista, con i Paesi che hanno mancato nel trovare un accordo rigido e vincolante per contrastare il surriscaldamento climatico. Tuttavia, sono stati raggiunti anche dei buoni risultati, dal taglio alla deforestazione, alla riduzione di metano.

Cosa è andato storto alla Cop26

La delusione sulla riuscita del summit trova le sue ragioni soprattutto nelle ultime ore di contrattazione prima di chiudere l’accordo. Questo, come da tradizione, deve essere firmato da tutti i rappresentanti dei 200 stati partecipanti.
All’ultimo minuto, i delegati di India e Cina, tra i maggiori consumatori di carbone al mondo, hanno insistito per un ammorbidimento del linguaggio dei combustibili fossili. Cambiando le parole da “eliminazione” a “riduzione”. Alcuni esperti hanno affermato che l’accordo è pur sempre meglio di niente. Tuttavia, la differenza tra i termini, per quanto piccola, potrebbe avere grandi ripercussioni sul nostro pianeta. Come diversi esperti hanno sottolineato, è necessario dimezzare fin da subito, le emissioni inquinanti, se si vuole avere una speranza di mantenere l’innalzamento della temperatura sotto 1,8°.

Un altro obiettivo mancato riguarda i cosiddetti Nationally Determined Contributions (Ndc). Ovvero gli impegni dei vari stati per raggiungere la neutralità carbonica. Sfortunatamente, i Paesi non hanno fatto altro che ribadire gli obiettivi già dichiarati durante l’accordo di Parigi del 2015. Se da un lato, questo rappresenta una buona notizia (in quanto l’obiettivo era di rimanere entro i +1,5° rispetto ai livelli preindustriali) il peggioramento del clima negli ultimi anni, avrebbe dovuto costringere i Paesi ad uno sforzo in più.
Solo l’India ha migliorato i propri Ndc, ma lo ha fatto stabilendo di raggiungere la neutralità carbonica solo nel 2070. Un obiettivo considerato insufficiente e oltre 20 anni fuori tempo rispetto agli accordi di Parigi.

Gli accordi presi al summit sul clima di Glasgow

Tuttavia, è impossibile classificare la Cop26 come un totale fallimento.

È giusto anche sottolineare quanto di positivo è stato raggiunto, in primis, la progressiva dismissione del carbone, l’accordo sulla deforestazione e gli aiuti ai Paesi poveri.

Riduzione metano

Più di 100 paesi hanno aderito a una coalizione guidata da USA e UE per ridurre il 30% delle emissioni di gas metano entro il 2030 dai livelli del 2020. Un passo significativo verso la limitazione di uno dei principali colpevoli del cambiamento climatico. Tuttavia, non hanno firmato l’accordo Cina, India e Russia, cioè tre dei Paesi che emettono più metano in atmosfera.

Stop deforestazione

Un altro importante risultato raggiunto è quello che prevede lo stop alla deforestazione entro il 2030.
Tra gli oltre cento paesi firmatari ce ne sono di decisivi per via del grande numero di foreste che ospitano nel loro territorio, paesi come il Canada, l’Indonesia e il Brasile. Anche in questo caso però, si tratta di una vittoria a metà, con l’Indonesia che ha definito ingiusto l’accordo, annunciando che non lo rispetterà.

Alleanza USA-Cina alla Cop26

Una sorpresa positiva del vertice è stata l’alleanza climatica tra USA e Cina. I due maggiori emettitori di carbonio al mondo, hanno concordato di collaborare in questo decennio per impedire che il riscaldamento globale superi 1,5 gradi Celsius. Nonostante la mancanza di dettagli specifiche, infatti, la collaborazione delle due superpotenze potrebbe condizionare positivamente la lotta al cambiamento climatico nei prossimi anni.

Aiuto ai Paesi poveri

L’accordo si impegna ad aumentare significativamente i fondi per aiutare i Paesi poveri a far fronte agli effetti del cambiamento climatico e a passare all’energia pulita.

C’è anche la prospettiva di un fondo da un trilione di dollari all’anno dal 2025, dopo che un precedente impegno per i paesi più ricchi di fornire 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 è stato mancato.

In generale, quindi, la Cop26 ha avuto luci e ombre: poteva, e forse doveva, rappresentare qualcosa di più, visto il peggioramento crescente della crisi climatica. La misura del successo della Cop26, ad ogni modo, potrà essere valutata solo se e quando i Paesi trasformeranno le loro promesse in azioni.


Tag: cambiamenti climaticicop26deforestazioneEmissioni CO2