Italia, macché razzismo:
in Nazionale gioca solo chi merita

Un articolo del The Economist punta il dito contro la mancanza di giocatori di colore in Nazionale e sostiene che la vittoria dell’Europeo giovi ai partiti di destra

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Roberto Mancini
newsby Alessandro Boldrini16 Luglio 2021


Quella italiana è una Nazionale razzista? A sollevare il dubbio è stato il settimanale britannico The Economist in un articolo pubblicato l’indomani della sconfitta dell’Inghilterra nella finale di Euro 2020 a Wembley proprio contro gli Azzurri.

In un pezzo senza firma, infatti, si pone l’accento su un aspetto definito “impressionante”. E cioè che, all’inizio del torneo, la rosa italiana fosse l’unica tra le pretendenti al titolo europeo a non avere alcun giocatore “di colore”.

Nazionale, gli italiani naturalizzati

Non fanno parte del computo, sostiene il giornale inglese, i tre giocatori (Emerson Palmieri, Jorginho e Rafael Tolói) brasiliani naturalizzati italiani. Eppure, già questa precisazione cozza con la polemica stessa, trattandosi di pedine fondamentali per lo scacchiere del ct Roberto Mancini.

Basti pensare al ruolo di Jorginho, partito da titolare in tutte e sette le sfide dell’Europeo itinerante. Oppure l’atalantino Tolói, che da subentrato ha saputo puntellare la difesa della Nazionale nei momenti di maggior pressione avversaria.

Il precedente di Camoranesi nel 2006

E infine Emerson, compagno di Jorginho nel Chelsea campione d’Europa, che è stato in grado di rimpiazzare nel migliore dei modi l’infortunato Spinazzola. Sfida ardua, dato l’apporto fornito dal romanista (condito da due premi come Mvp) alla causa fino alla lesione del tendine d’Achille.

Di certo, non si può dire nemmeno che questa sia una tendenza recente. Un esempio su tutti è quello dell’ex juventino Mauro Camoranesi, giocatore di origini argentine titolare nella Nazionale di Marcello Lippi laureatasi campione del Mondo in Germania nel 2006.

La Nazionale e le critiche social (in Francia)

L’assenza di giocatori di colore nella foto di squadra pre-Euro 2020 – dice ancora l’Economist – ha fatto storcere il naso a molti, attirando parecchie critiche sui social. In particolare in Francia, grande favorita alla vigilia, eliminata agli ottavi dalla Svizzera.

Il problema, anche in questo caso, risulta privo di fondamento. Perché nella Nazionale italiana hanno militato anche dei giocatori di colore, non convocati per scelta tecnica, non di certo per motivi razziali. Prendiamo tre esempi.

Le esclusioni di Balotelli e Ogbonna

Il primo è quello di Mario Balotelli, nato in Italia da genitori ghanesi, grande trascinatore della squadra di Cesare Prandelli agli Europei 2012. Ma l’ex attaccante di Milan e Inter che fine ha fatto? Dopo una non entusiasmante stagione (sei gol) al Monza in Serie B, è volato in Turchia all’Adana Demirspor.

C’è poi il difensore Angelo Ogbonna, i cui genitori sono originari della Nigeria, reduce da un buon anno in Premier League con il West Ham. Che però ha giocato solo in Inghilterra (campionato e FA Cup) e nessuna gara europea.

Nazionale, Kean escluso per scelta tecnica

Forse troppo poco per scavalcare nelle gerarchie centrali come Chiellini, Bonucci, Acerbi, Bastoni e Tolói, che invece quest’anno hanno giocato in Champions. Infine, diverso il caso di Moise Kean, figlio di genitori ivoriani, giovane attaccante dell’Everton che quest’anno ha militato con la maglia del Paris Saint-Germain.

Stagione condita da 13 gol in 26 presenze, anche in campo europeo, a soli 21 anni. Il suo banco di prova è stata l’amichevole pre-Europeo vinta per 7-0 contro San Marino il 28 maggio. Proprio dopo quel match, però, le chance di una convocazione per Euro 2020 sono sfumate complice una prestazione non entusiasmante terminata dopo soli 45 minuti.

Gli insulti razzisti dei tifosi inglesi

L’Economist conclude la sua riflessione politico-calcistica sostenendo che questo ‘status quo’ e la vittoria della Nazionale a Euro 2020 favoriscano partiti di destra come la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Forse sarebbe meglio dire che il trionfo europeo rafforza l’immagine dell’Italia nel mondo, come confermano le previsioni economiche. Ma l’Italia tutta, non solo una parte politica.

Infine, il settimanale britannico sostiene che la finale di Wembley non sia stata “una grande serata per il multiculturalismo. Questo è vero e trova conferma negli insulti razzisti che i tifosi inglesi hanno rivolto ai propri giocatori – Rashford, Sancho e Saka – che hanno sbagliato i rigori nella lotteria finale. Ma in questo caso, che colpa ne ha l’Italia?


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