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Serie A gustosa senza spezzatino, ma indietro non si torna

C’erano una volta Sandro Ciotti, Enrico Ameri e Livio Forma. Magari uno a Milano, l’altro a Roma e l’altro ancora a Torino. E Alfredo Provenzali a dare il ritmo allo spartito. Solito dare la linea a Enrico Luzzi, che fosse allo stadio degli Ulivi di Andria o al Liberati di Terni, per il match “prescelto” della serie B. Ugole “culto” di Tutto il calcio minuto per minuto, che per decenni è stato il simbolo della domenica del pallone. Di una sbornia collettiva generalizzata, che per un paio d’ore nei pomeriggi domenicali fermava il paese, incollava milioni di condotti uditivi alle radioline, e catapultava intere comunità al di fuori dello spazio e del tempo.

Chi si trovava nella tribunetta scalcinata di un campetto di Promozione, magari a vedere il proprio cugino macinare chilometri sulla fascia, con l’antennina dritta si spostava in contemporanea a San Siro o al San Paolo: il calcio era costume italico che si giocava tutto sul grido “andiamo a Genova” o “spostiamoci a Lecce perché ha segnato tizio o caio”. Poi sono arrivate le pay-tv, gli abbonamenti, i pacchetti per la squadra del cuore, le offerte, le primefile, le piattaforme e tutto ciò che ci ha portato a oggi.

Una giornata di campionato dal retrogusto vintage

L’anno solare 2021 del calcio in Italia si è aperto con una giornata di campionato dal retrogusto vintage. Domenica 3 gennaio, tutte le dieci gare del torneo più alto in grado si sono disputate nello stesso giorno. L’ultima volta era accaduto il 13 maggio del 2012, quasi nove anni or sono. Di queste dieci, sette hanno contribuito a farci assaporare quel sapore tutto retrò di diversi lustri or sono, essendo andate in scena tutte alle ore 15.

“È una domenica d’altri tempi, dal sapore antico. Dopo tanti anni si giocano sette partite alla domenica pomeriggio, e noi siamo pronti a emozionare ed emozionarvi” – è stato il prologo in radiocronaca di Filippo Corsini, il conduttore di Radio Rai che ora detta i tempi a Tutto il calcio minuto per minuto. Una rinuncia tutta dolce, quella allo “spezzatino” che ci viene propinato ogni fine settimana, replicata nel giorno dell’Epifania.

Un po’ come quando si decide di ascoltare musica, ma invece di aprire Spotify si mette un vinile nel giradischi. Se poi, come accaduto domenica scorsa, arriva una gragnola di 33 gol in novanta minuti, le montagne russe emozionali sono assicurate.

Serie A fra spettacolo e nostalgia, ma il pallone va in un’altra direzione

Tutto bello dunque. Tra spettacolo e nostalgia. Con una consapevolezza, però: indietro non si tornerà. Il calcio di oggi è ormai troppo predisposto alla frammentazione. Il pallone d’alto livello non propone più uno spezzatino nel suo menù, come per anni lo abbiamo tutti etichettato. È più un crostata sbriciolata, tanto sono sgretolati, suddivisi e spalmati in più momenti della settimana e delle singole giornate i vari match.

E la fruizione si è sempre più tarata su questo. Chi faceva il fantacalcio nel 1997 si arrovellava sulla formazione da comporre il sabato. I ragazzi di oggi sono sintonizzati sull’undici da schierare e sulla lista infortunati praticamente tutti i giorni che il sole sorge. Non solo. Vedere la partita della squadra del cuore non impedisce oggi di vedere anche quella della squadra acerrima nemica o eterna rivale. Anche questo fa la differenza.

Il mantra da almeno quindici anni è sempre lo stesso. “Il calcio è totalmente schiavo delle tv e piegato ai loro interessi”. Vero. È una filippica che ci sentiamo ripetere con cadenza quasi quotidiana. Il calcio però ha ricevuto un Niagara di quattrini dalle tv. Premier, Liga, Serie A e Bundesliga sono prodotti planetari, grazie al “grammofono” televisivo. Il Covid non ha fatto altro che rafforzare questo percorso inesorabile: con stadi e arene vuote, sono le tv a tenere in piedi la baracca. Quindi si può chiamarlo spezzatino o calcio-crumble, ma così lo mangeremo anche in futuro.

Il calcio di oggi ha nuove “sceneggiature”

Certo, il fascino della domenica del pallone, quello della partita cantata da Rita Pavone, resta intatto. Domenica 3 gennaio abbiamo gustato la stessa pietanza con un sapore tutto diverso, che quasi avevamo dimenticato. Però non si può continuare ad oltranza con la tiritera “si stava meglio quando si stava peggio”.

Oggi il calcio ha nuove sceneggiature, nuovi linguaggi, nuove fruizioni. I milioni di tweet e post su Facebook e la scorpacciata di highlights, la selva di approfondimenti ed analisi h24, e tutto il resto, richiedono un dipanarsi narrativo differente. La contemporaneità delle gare domenicali resterà una rarità vintage. E forse è anche giusto così.

Valerio Mingarelli

Nato a Fabriano, ai piedi degli Appennini, nel 1980. Ho iniziato a “gattonare” nelle testate locali umbre e marchigiane grazie al basket e al calcio. Giornalista professionista dal 2008, da allora tra Milano e Roma ho sempre fatto il viandante dell’informazione girovagando per radio, TV, quotidiani, agenzie e uffici stampa. Con la penna o col microfono in mano, mi sono sempre divertito da matti. Oggi seguo perlopiù le vicende del Parlamento nostrano, ma lo sport rimane sempre una passionaccia elettrizzante.

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