Uno studio congiunto delle università italiane ha analizzato gli scenari futuri della città, dipingendo un quadro per nulla rassicurante.
Gli aumenti graduali del livello del mare sarebbero riconducibili al crescente impatto delle emissioni inquinanti. Questo è quanto riporta un recente studio delle università’ del Salento e di Ca’ Foscari di Venezia e pubblicato sulla rivista Natural Hazards and Earth System Sciences. Ancora incerte le previsioni a lungo termine, ma, secondo le ultime stime, il livello delle acque dovrebbe salire tra i 17 e i 120 centimetri entro il 2100.
Lo studio ha analizzato dati storici e contemporanei sulla città lagunare per fornire una panoramica il più completa possibile in merito al rischio di allagamenti. Il fenomeno dell’acqua alta, complice il cambiamento climatico, potrebbe diventare diventare un vero e proprio rischio per la città, con il livello delle acque destinato ad aumentare e addirittura accelerare nel corso del 21° secolo.
Attualmente, la protezione di Venezia dagli allagamenti dipende principalmente dall’efficacia e tempestività’ dell’uso del Mose (Modulo sperimentale elettromeccanico), che opera sulla base delle previsioni. Tuttavia, qualora queste previsioni dovessero risultare errate, anche la sua operosità viene meno. Per questo è fondamentale ridurre quanto più possibile l’incertezza dei modelli di previsione.
Gli studiosi hanno analizzato diversi scenari, prendendo in considerazione la chiusura della laguna per un anno intero nel 2075. Un’opzione che risulterebbe però molto difficile da mettere in pratica, in quanto avrebbe una grave ripercussione economica sulla città.
Finora gli eventi estremi che hanno provocato le alluvioni che hanno colpito Venezia sono stati ricondotti principalmente a mareggiate causate da venti di scirocco. Tuttavia, nel prossimo futuro, sarà coinvolta una maggiore varietà di fattori, come meteotsunami e massicce oscillazioni d’aria che avrebbero un impatto decisivo sull’innalzamento della marea.
“Quando si è così vicini al limite superiore dell’intervallo di marea – ha concluso Piero Lionello, uno dei coordinatori dello studio – ogni evento meteorologico può’ essere pericoloso e causare alluvioni estremi. Piccoli aumenti possono avere un grande impatto“.
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