Il 14 settembre 2020 Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria che si candida per la riconferma tra domenica e lunedì prossimi, ha pubblicato la foto di una classe scolastica di Genova. In essa gli studenti sarebbero “costretti a stare in ginocchio a terra” in mancanza dei banchi. “Dove sono finiti i banchi che avete promesso?”, domanda nel tweet alla ministra Azzolina. La foto è reale: è stata scattata dall’insegnante e poi condivisa nelle chat dei genitori della scuola genovese, la Maria Mazzini nel quartiere Castelletto.
L’Istituto Comprensorio ha pubblicato un comunicato stampa tramite il dirigente scolastico Renzo Ronconi: “La foto ritrae bambini che, durante un’attività didattica, stanno disegnando sereni in libertà: un’ingenuità, da parte dell’insegnante, farla girare, ma sbagliato e grave strumentalizzarla, strumentalizzando, con essa, soprattutto i bambini, in una giornata nella quale avevamo riscontrato solo grande entusiasmo e nessuna criticità. Nel mio Istituto ho trovato docenti preparati e motivati, che difendo, e bambini sorridenti e felici di tornare a scuola. Questa è l’immagine che porto nel cuore da questo primo giorno e che desidero rimanga a famiglie ed insegnanti”.
La docente, nello scattare la foto, non voleva quindi denunciare la mancanza dei banchi quanto piuttosto mostrare ai genitori come ci si poteva “arrangiare” in attesa dei banchi prevista per queste ore. “Proviamo profondo dispiacere”, scrivono i genitori in una lettera, “per la strumentalizzazione e le considerazioni denigratorie nei confronti di una scuola, la nostra, di cui ci sentiamo profondamente orgogliosi”, poiché ha fatto “di tutto per poter aprire in sicurezza nonostante i ritardi, le varie ‘assenze’, di oggetti ma anche di interesse pubblico”.
I genitori ricostruiscono quanto successo, non senza sottolineare “la grave mancanza” relativa “all’assenza dei banchi o di adeguati arresti scolastici”. Ma per quanto riguarda l’invio della foto pubblicata poi da Giovanni Toti, che sarebbe dovuta rimare privata, chiariscono che non si è trattato di un “gesto di leggerezza da parte di una maestra” ma “di un gesto affettuoso, peraltro legittimato da tutti noi genitori, che proprio grazie a quel mezzo di comunicazione abbiamo potuto tener vivi in questi mesi i legami tra maestre e bambini”.
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