Pensioni, incontro Draghi-Salvini:
chi ci andrebbe con l’attuale riforma

Mentre la Lega continua a insistere su Quota 100 e a combattere la legge Fornero, arrivano le simulazioni su chi andrebbe in pensione nei prossimi due anni

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newsby Marco Enzo Venturini25 Ottobre 2021


Il tema delle pensioni e soprattutto di Quota 100 continua ad essere estremamente divisivo nell’attuale maggioranza di Governo. Dopo le polemiche incrociate sull’asse Lega-Pd, pertanto, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha deciso di ricevere Matteo Salvini a Palazzo Chigi.

Le richieste della Lega sulla nuova riforma

Insieme a Salvini c’era anche Claudio Durigon, responsabile del dipartimento Lavoro della Lega. E sulle pensioni, il Carroccio continua ad alzare la voce nei confronti del Governo. “A differenza di quanto afferma qualcuno, la Lega non intende accettare questa riforma. Il nostro obiettivo è quello di non tornare in alcun modo a quanto stabiliva la legge Fornero“, ha spiegato proprio Durigon.

È in atto una discussione per una riforma ragionevole – ha dichiarato invece Federico Freni, sottosegretario al Mef della Lega –. Al momento, però, sarebbe inutile porre la nostra attenzione su numeri e quote. Ciò che è necessario è trovare risposte concrete alle esigenze di lavoratrici e lavoratori che attendono di poter andare in pensione. Vogliamo che sia assicurato un graduale passaggio verso la normalità“.

Chi andrà in pensione nei prossimi due anni?

Secondo l’elaborazione di alcuni tecnici interpellati dall’Ansa, l’accesso alla pensione anticipata come concepito ora interesserebbe pochi lavoratori. La fatidica Quota 102 prevedrebbe l’uscita dal lavoro nel 2022 a 64 anni con 38 di contributi. Negli anni successivi aumenterebbero i contributi lasciando ferma l’età, dando vita a “Quota 103” nel 2023 e “Quota 104” nel 2024. Quando gli anni di contributi richiesti sarebbero, rispettivamente, 39 e 40.

L’Ansa spiega però che in questo modo nel 2022 andrebbero in pensione solo i lavoratori che avrebbero già avuto l’età per Quota 100 nel corso di quest’anno. Pertanto, secondo i calcoli della CGIL, quest’anno meno di 10 mila lavoratori andranno in pensione. Nel 2023 sarebbe la volta dei soli nati nel 1959 con 37 anni di contributi, nel 2024 dei nati nel 1960 con 40 anni di contributi. Purché questi ultimi non abbiano potuto usufruire di Quota 100 (cosa che qualcuno già ha potuto fare).


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