Giuseppe Conte riesce a ottenere il massimo possibile, in un vertice, dai leader dei partiti che compongono la sua maggioranza: una tregua almeno fino al 2023. Il presidente del Consiglio riunisce a Palazzo Chigi, nel suo appartamento personale, Nicola Zingaretti, Matteo Renzi, Roberto Speranza e Vito Crimi per quella che è una prima volta in assoluto fra i capi delle forze di governo.
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All’uscita Zingaretti e Crimi si mostrano soddisfatti. “Dopo un po’ più di un anno è utile trovare sedi per affrontare e risolvere i nodi politici. C’è l’accordo a lavorare in questo senso, per affrontare i nodi aperti in parlamento e lavorare con lo stesso spirito per un patto di legislatura che sia per lavoro, crescita e fiducia, oltre alla battaglia per il Covid”. Così il segretario del Partito Democratico al termine del vertice di maggioranza.
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Il capo politico del Movimento 5 Stelle si spinge anche oltre. “Abbiamo iniziato a darci anche degli step per cominciare a fare un tagliando, una manutenzione di quelli che sono i punti dell’accordo di Governo, togliendo ogni dubbio sul fatto che questo governo concluderà i suoi lavori fino a fine legislatura, concentrandoci sulla crisi che affligge il Paese. Siamo uniti e andremo avanti in questa direzione”.
Parole non esattamente in sincrono con quelle di Renzi. Il senatore di Rignano ammette che c’è stato “un passo avanti”, commentando quasi stupito la “sintonia forte soprattutto con il Pd”, ma il suo orizzonte è assai più limitato: “Entro fine mese si capirà se ci sono i presupposti per questo patto”. Renzi non ha fatto mistero che ritiene che il governo debba cambiare passo e che la squadra dei ministri, come ha ribadito ai suoi interlocutori, possa essere decisamente migliorata: “Il rimpasto”, spiega non rinunciando al tema, “arriva eventualmente alla fine di questo percorso”.
L’ex presidente del Consiglio non ha comunque perso l’occasione per fare un paio di osservazioni sulla deriva della politica di gestione economica dell’emergenza troppo sbilanciata sul versante assistenzialista. Mettendo sul tavolo poi da un lato un vecchio cavallo di battaglia: la riforma del bicameralismo perfetto, sollevando dall’altro la necessità di mettere a punto il titolo V della Costituzione.
All’andamento della seconda ondata di contagi e a una sessione di bilancio delicatissima appena aperta si è aggiunta la moral suasion degli ultimi giorni del Quirinale hanno mutato radicalmente l’orizzonte delle possibilità di movimento. Ecco, il percorso. Si è deciso di istituire due tavoli per favorire la svolta. Il primo, che sarà gestito dai capigruppo, per aggiornare il programma di governo e definire i progetti di riforma istituzionale. Il secondo, a cui di volta in volta parteciperanno i delegati dei leader, si concentrerà sull’emergenza economica e sociale del breve e medio periodo. L’orizzonte temporale che si sono dati è quello della fine del mese, con tutte le incognite del caso. I leader si rivedranno i leader alla fine del percorso dei tavoli che andrà avanti per tutto il mese. Si rivedranno con la consapevolezza che fino ai primi mesi dell’anno nuovo verrà preservato questo fragile equilibrio.
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