Un brutto caso travolge Amazon negli Stati Uniti, e a strascico in tutto il mondo. “I dipendenti a volte sono costretti a fare pipì in bottiglie di plastica per non perdere tempo nelle consegne“. Questa era stata l’accusa di Mark Pocan, esponente del Partito Democratico nella Camera degli Stati Uniti. E se la multinazionale del commercio online aveva sempre smentito, ora si è vista costretta a dargli ragione.
La pipì nelle bottiglie: cosa c’era di vero
Il tutto era nato da un tweet al veleno che Mark Pocan aveva riservato proprio ad Amazon. “Pagare i tuoi impiegati 15 dollari all’ora non ti rende un posto di lavoro all’avanguardia se poi costringi i tuoi impiegati a fare pipì nelle bottiglie di plastica“. A nulla era valsa la presa di distanze dell’azienda, dato che i media statunitensi avevano raccolto svariate testimonianze a conferma di questa abitudine.
Paying workers $15/hr doesn’t make you a “progressive workplace” when you union-bust & make workers urinate in water bottles. https://t.co/CnFTtTKA9q
— Rep. Mark Pocan (@repmarkpocan) March 25, 2021
Sono addirittura circolati documenti interni ad Amazon a conferma del fatto che gli stessi dirigenti erano a conoscenza della pratica di urinare in contenitori d’emergenza pur di garantire la massima efficienza. L’equivoco, se così si può definire, riguardava però le mansioni dei dipendenti in questione.
Amazon: la smentita e la dolorosa precisazione
“Non crederete davvero alla faccenda della pipì in bottiglia, vero? Se fosse vero, nessuno lavorerebbe per noi. La verità è che abbiamo oltre un milione di incredibili dipendenti in tutto il mondo che sono orgogliosi di ciò che fanno e hanno ottimi stipendi e assistenza sanitaria sin dal primo giorno“, aveva scritto Amazon su Twitter. Quindi la dolorosa precisazione via comunicato.
1/2 You don’t really believe the peeing in bottles thing, do you? If that were true, nobody would work for us. The truth is that we have over a million incredible employees around the world who are proud of what they do, and have great wages and health care from day one.
— Amazon News (@amazonnews) March 25, 2021
“Si è trattato di un autogol. Non ne siamo contenti e dobbiamo scusarci con il rappresentante Pocan – si legge infatti sul sito ufficiale della compagnia –. Il tweet non era corretto. Non ha contemplato la nostra numerosa popolazione di autisti e invece si è concentrato erroneamente solo sui nostri centri di distribuzione. Un tipico centro logistico Amazon ha dozzine di bagni e i dipendenti possono allontanarsi dalla loro postazione di lavoro in qualsiasi momento. Se un dipendente in un centro logistico ha un’esperienza diversa, li incoraggiamo a parlare con il proprio manager e lavoreremo per risolverlo“.
Le scuse di Amazon “non bastano”
Amazon ha quindi spiegato che i problemi degli autisti costretti a urinare in condizioni di emergenza e scarsa igiene riguarda “tutto il settore“. Ha in ogni caso aggiunto: “Vorremmo risolvere il problema. Non sappiamo come, ma cercheremo delle soluzioni“.
Il tutto non è però bastato a Pocan, che sempre via Twitter ha replicato ad Amazon: “Sigh. La faccenda non riguarda me, ma i vostri impiegati. Che voi non trattate con sufficiente rispetto e dignità. Iniziate a riconoscere le condizioni di lavoro inappropriate che avete creato per tutti i vostri dipendenti“. E la vicenda non sembra affatto risolta.
Sigh.
This is not about me, this is about your workers—who you don’t treat with enough respect or dignity.
Start by acknowledging the inadequate working conditions you’ve created for ALL your workers, then fix that for everyone & finally, let them unionize without interference. https://t.co/tdIns0AR66
— Rep. Mark Pocan (@repmarkpocan) April 3, 2021