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Sono iniziate lunedì 11 ottobre le operazioni dei vigili del fuoco per rimuovere la cabina della funivia del Mottarone, precipitata lo scorso 23 maggio causando la morte di 14 persone. “Insieme al pool dei periti stiamo valutando come approcciare la cabina e come metterla in sicurezza per poi procedere al taglio, alla sua imbragatura e allo spostamento in elicottero. Che non avverrà prima della fine del mese“, spiega il comandante dei vigili del fuoco di Verbania, Roberto Marchioni.
Tutte attività da svolgere con grande cautela, ma anche una discreta fretta in considerazione del freddo rigido che l’inverno porta sul Mottarone. E quindi del rischio neve, che vanificherebbe ogni sforzo. “Si tratta di una operazione complessa, che prevede l’uso di materiali e attrezzature particolari“, ha aggiunto Marchioni. Tra le attrezzature necessarie all’operazione, spicca un container Usar arrivato apposta dal Comando di Alessandria.
“Lo stiamo piazzando per avere tutto quello che ci serve“, ha spiegato il comandante dei vigili del fuoco operativi sul Mottarone, senza fare previsioni sui tempi della rimozione. “Possiamo pianificare tante cose – ha concluso –. Ma non sappiamo cosa succede fino in fondo, anche il meteo ovviamente inciderà. Sicuramente entro fine mese l’operazione sarà portata a termine“.
Ricordiamo che la cabina della funivia del Mottarone precipitò tragicamente nel bosco a causa della rottura della fune traente e dal blocco dei freni. A provocare quest’ultimo è stato dimostrato che fu l’utilizzo dei “forchettoni” inseriti nel sistema di emergenza. Le operazioni hanno comportato anche il necessario abbattimento di ben ottanta alberi del bosco. La carcassa della cabina incidentata, prima di essere trasportata via, potrebbe essere tagliata in più parti.
Ricordiamo che l’unico sopravvissuto della tragedia del Mottarone è Eitan Biran, bimbo di origini israeliane che in quel disgraziato 23 maggio perse il papà Amit, la mamma Tal, il fratellino di due anni Tom e i bisnonni Barbara e Itshak. Il bambino è ora al centro di un delicato caso che coinvolge diversi parenti a proposito della sua custodia, con due nonni indagati per sequestro. Un caso degno di ricorso alla Convenzione dell’Aja.
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