Giovanni Brusca torna libero: il boss pentito è arrivato a fine pena

Colui che azionò il telecomando che fece esplodere l’ordigno della strage di Capaci ha lasciato ieri il penitenziario di Rebibbia. Maria Falcone: "Questa è la legge che ha voluto mio fratello e va rispettata"

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Prigione
newsby Lorenzo Grossi1 Giugno 2021


Giovanni Brusca lascia il carcere per fine pena dopo 25 anni. Boss di San Giuseppe Jato, fedelissimo del Capo dei Capi di Cosa nostra, Totò Riina, fu lui ad azionare il telecomando che fece esplodere l’ordigno che provocò la strage di Capaci. Sempre lui ordinò lo strangolamento e lo scioglimento nell’acido del piccolo Giuseppe Di Matteo, per poi diventare collaboratore di giustizia. Come scrive L’Espresso, Brusca ha lasciato ieri il penitenziario di Rebibbia, a Roma, con 45 giorni di anticipo rispetto alla scadenza della condanna. Sarà sottoposto a controlli e protezione e a quattro anni di libertà vigilata, come deciso dalla Corte d’Appello di Milano.

La notizia arriva a un anno e mezzo circa dalla decisione della Corte di Cassazione di respingere con la sentenza del 7 ottobre 2019 la richiesta di domiciliari perché, si leggeva nelle motivazioni, “la gravità dei reati commessi da Brusca e la caratura criminale che lo stesso ha dimostrato nella sua vita di possedere” portano “a considerare non ancora acquisita la prova certa e definitiva del suo ravvedimento.

Le dure le reazioni dei familiari delle vittime della strage di Capaci

Tina Montinaro, vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone, appresa la notizia si è detta indignata, sono veramente indignata. Lo Stato ci rema contro. Noi dopo 29 anni non conosciamo ancora la verità sulle stragi e Giovanni Brusca, l’uomo che ha distrutto la mia famiglia, è libero. Sa qual è la verità? Che questo Stato ci rema contro. Io adesso cosa racconterò al mio nipotino? Che l’uomo che ha ucciso il nonno gira liberamente?”. La donna aggiunge però che questa indignazione dovrebbe essere condivisa da tutta Italia, “ma non succede. Queste persone vengono solo a commemorare il 23 maggio Falcone e si ricordano di Giovanni e Paolo. Ma non si indigna nessuno.

Anche Giuseppe Costanza, autista di Falcone, commenta una “notizia che sicuramente non mi fa piacere. È un’offesa per le persone che sono morte in quella strage. Secondo me dovevano buttare via le chiavi. Sono trascorsi 29 anni da quel giorno, ma né Falcone, né la moglie, né i ragazzi della scorta potranno mai ritornare in vita. Che Paese è il nostro? Chi si macchia di stragi del genere per me non deve più uscire dalla galera.

Giovanni Brusca, la presa di posizione di Maria Falcone

Mentre le reazioni dei familiari delle vittime (e anche della politica) tendono a condannare la decisione di scarcerare Brusca, a invitare alla calma è la sorella di Giovanni Falcone, Maria. “Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge. Una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso. Maria Falcone ha poi aggiunto che la stessa magistratura in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle rivelazioni di Brusca, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non è stato tutto confiscato. Non è più il tempo di mezze verità e sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che un uomo che si è macchiato di crimini orribili possa tornare libero a godere di ricchezze sporche di sangue”.


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