Michelle Comi e la vaginoplastica, in cosa consiste l’intervento per “tornare vergini”

Questo intervento è solitamente richiesto da donne che avvertono una certa lassità vaginale, che può essere causata da fattori come il parto, l’età o variazioni ormonali

Michelle Comi, una delle content creator più seguite in Italia, ha recentemente rivelato di essersi sottoposta a un intervento di vaginoplastica. La decisione della giovane influencer ha suscitato un ampio dibattito sui social media, dove ha condiviso la sua esperienza con i suoi follower, sottolineando che l’operazione è andata bene e che ora si sente come nuova. Ma cosa si cela dietro questa scelta e quali sono i dettagli di un intervento di vaginoplastica?

Cos’è la vaginoplastica?

Come spiegato a Vanity Fair dal dottor Paolo Mezzana, chirurgo plastico specializzato in chirurgia dei genitali esterni e autore del libro “I dialoghi della vagina”, la finalità della vaginoplastica è la riduzione o la modifica del canale vaginale. Questo intervento è solitamente richiesto da donne che avvertono una certa lassità vaginale, che può essere causata da fattori come il parto, l’età o variazioni ormonali. Durante la procedura, il chirurgo esegue un’esportazione di muscoli nel canale vaginale e riavvicina i ventri muscolari per ottenere una maggiore continenza.

 

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È importante non confondere la vaginoplastica con l’imenoplastica. Quest’ultimo è un intervento che ha come scopo il ripristino dell’imene, una membrana mucosa che si estende da un lato all’altro della vagina. Durante l’imenoplastica, il chirurgo ricostruisce l’imene utilizzando tessuti rimanenti dalla deflorazione originale, creando una nuova “strettoia” che può dare l’illusione di una verginità recuperata. Sebbene entrambe le procedure rientrino nell’ambito della chirurgia genitale, hanno scopi e tecniche differenti.

Le motivazioni dietro la scelta di un intervento

Secondo il dottor Mezzana, la richiesta di interventi di questo tipo è rarissima in Italia, con solo uno o due casi all’anno. Le motivazioni che spingono una donna a considerare la vaginoplastica o l’imenoplastica sono sempre complesse e radicate in dinamiche culturali e psicologiche profonde. In molte culture, la verginità è un concetto intrinsecamente legato all’identità femminile e la perdita di questa condizione può generare sentimenti di disagio e insoddisfazione.

La scelta di Michelle Comi, quindi, potrebbe riflettere un desiderio di riconquista di una forma di purezza simbolica, ma è anche un gesto che mette in luce le pressioni sociali che le donne possono avvertire riguardo alla loro sessualità. È fondamentale, secondo il chirurgo, che queste decisioni siano supportate da un’adeguata assistenza psicologica per esplorare le motivazioni profonde dietro il desiderio di sottoporsi a interventi così intrusivi.

Aspetti tecnici e costi dell’imenoplastica

Come spiegato da Mezzana, il costo di un’imenoplastica si aggira tra i 5 e i 6 mila euro, cifra che include una serie di esami pre-operatori fondamentali per garantire la sicurezza della paziente. Prima di procedere, è necessario effettuare:

  1. Esami del sangue;
  2. Visita ginecologica;
  3. Elettrocardiogramma;
  4. Esami delle urine;
  5. Tamponi vaginali per escludere infezioni

La procedura deve essere eseguita in un ambiente sterile e adeguato, alla presenza di un anestesista. A seconda dei casi, l’intervento può essere eseguito in anestesia locale, consentendo alla paziente di rimanere vigile, oppure in sedazione più profonda.

Dopo l’intervento, i tempi di recupero possono essere piuttosto lunghi. È consigliato un periodo di riposo di almeno un mese o un mese e mezzo, durante il quale i rapporti sessuali devono essere evitati. Le pazienti possono avvertire bruciore e disagio nella zona trattata durante il processo di guarigione, e una corretta assistenza post-operatoria è essenziale per garantire un recupero ottimale.

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