TECNOLOGIA

La tecnologia si muove verso la sostenibilità ma la strada è ancora lunga

Da qualche anno a questa parte la sostenibilità è diventata un criterio fondamentale anche nella tecnologia, un settore che genera il 4% delle emissioni di CO2 a livello globale. E si prevede che questa cifra aumenterà di tre volte entro il 2025.

Per limitare consumi e materiali inquinanti, i giganti della tecnologia hanno apportato alcune modifiche, ma ancora c’è molta strada da percorrere.

Piccoli passi verso la sostenibilità

Ora molti più prodotti contengono materiale riciclato per soddisfare i loro impegni di sostenibilità. Ad esempio, la linea completa di iPad di Apple e la maggior parte dei suoi computer sono ora realizzati in alluminio riciclato. Così come gli ultimi smartphone Pixel 6 di Google. La maggior parte dei dispositivi di marca di Amazon contiene plastica riciclata, inclusi i tablet Fire HD 10 e i dispositivi Echo, così come Ocean Plastic Mouse di Microsoft e la tastiera MX Keys Mini di Logitech.

La maggior parte delle principali aziende tecnologiche offre anche il riciclaggio dei dispositivi, anche se questo avviene tramite terze parti e spesso solo quando si acquista qualcosa di nuovo. É chiaro che occorre impegnarsi molto di più se vogliamo raggiungere un’economia circolare.

Gran parte del progresso è stato determinato da una combinazione di consapevolezza dei consumatori e pressione degli investitori. Occorre ricordare che un vero cambiamento può avvenire in un’industria di consumo solo se le persone votano con i loro portafogli.

L’accesso alle informazioni sui materiali necessari per realizzare un dispositivo, sulla durata del supporto software e sulle opzioni di riparazione è ancora limitato, ma per alcune cose sta migliorando. Alcune delle più grandi aziende, tra cui Apple, Microsoft e Google, pubblicano periodiche valutazioni di impatto ambientale, ma non per tutti i prodotti e spesso di portata limitata.

Si allunga la durata degli aggiornamenti

Uno dei maggiori problemi che incidono sulla longevità degli smartphone è la scadenza prematura del supporto software. La fine di aggiornamenti di sicurezza cruciali rende i dispositivi perfettamente utilizzabili non sicuri da usare. Questo rappresenta ancora un grosso problema, con alcune aziende che offrono fino a due o tre anni di aggiornamenti dal rilascio di un dispositivo, comprese grandi aziende come Oppo, in particolare per i modelli più economici.

Samsung sta estendendo gli aggiornamenti ad almeno quattro anni per una gamma di telefoni, non solo modelli di fascia alta. Con Google che promette almeno cinque anni per i suoi telefoni Pixel 6, altri stanno finalmente iniziando a recuperare il ritardo rispetto ad Apple che ha aumentato da cinque a sette anni gli aggiornamenti dei suoi iPhone.

Il problema dello smaltimento dei device

Un’altra questione riguarda l‘impatto ambientale derivante dalla produzione e dallo smaltimento dei device elettronici. L’estrazione dei metalli – peraltro risorsa finita – usata per produrre gli smartphone, per esempio, è legata alla distruzione dell’ambiente e allo sfruttamento di manodopera minorile e illegale.
Inoltre ai costi legati alle energie fossili per produrre i device si sommano gli eguali costi per l’uso di dispositivi stessi.

Una strategia è aumentare la durata dei dispositivi. Fairphone, per esempio, offre telefoni progettati con componenti modulari così da poter essere facilmente riparati.
L’azienda olandese ha stabilito un nuovo standard green con il suo ultimo telefono modulare che può essere riparato a casa con un semplice cacciavite. Lo smartphone è inoltre realizzato con materiali di origine etica e riciclati e offre dai sei ai sette anni di supporto software. La startup statunitense Framework sta provando qualcosa di simile con laptop modulari e riparabili.

In seguito alle pressioni del pubblico e degli azionisti, Apple e Microsoft hanno recentemente ampliato i loro sforzi per rendere disponibili al pubblico parti e strumenti per le riparazioni.
Tuttavia il mercato dell’usa e getta rappresenta ancora un grosso problema.

Molti dei dispositivi più piccoli come le cuffie e la tecnologia indossabile sono difficili da riparare e contengono batterie insostituibili che si consumano, dando loro una durata limitata.

La buona notizia è che l’accesso a dispositivi di seconda mano buoni e ricondizionati sta migliorando. Il che, insieme a riparazioni più semplici e supporto software esteso, permette ai dispositivi di durare di più. E l’ambiente sorride.

Giulia Martensini

Classe '89, sono laureata in Giornalismo e Cultura Editoriale e mi occupo da diversi anni di redazione di contenuti per l'online e articoli in ottica SEO. Nata a Brescia, ho vissuto a Parma e Milano con una parentesi di 10 mesi a Salamanca. Lettrice accanita ed ex attivista di Greenpeace Italia, scrivo soprattutto di attualità, sostenibilità e cultura.

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