Smiley: “la faccina che ride” compie 50 anni, ma si sta ancora rinnovando

Già utilizzata in precedenza, la "faccina sorridente" è divenuta un marchio nel 1972. Ma oggi parlare di Smiley non è certo un semplice scherzo

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Smiley (Foto di Pexels da Pixabay)
newsby Marco Enzo Venturini12 Gennaio 2022


Ormai è entrato a tutti gli effetti nel linguaggio comune, in particolare quello scritto. Tanto che non è raro che anche in comunicazioni ufficiali, come le e-mail, sia inserito per dare un tono meno austero al messaggio che lo accompagna (o spesso precede). È lo “smiley“, la “faccina sorridente” che tanta fama si è ricavata negli anni del boom di internet. E, soprattutto, quello più recente dei social network. Ma che in realtà è un “signore” di 50 anni. Che però continua a rinnovarsi e a innovarsi.

La lunga storia dello Smiley: oltre 50 anni di sorrisi

Il simbolo della faccina, tipicamente su sfondo giallo, che sorride ha una lunga storia. La prima volta che divenne un marchio utile a promuovere un prodotto è universalmente collocata nel 1963, grazie a Harvey Ball. Fu lui ad utilizzarla per la State Mutual Life Assurance, una compagnia di assicurazioni di Worcester (Massachusetts). Ma non fu depositata, e rimase di pubblico dominio. Qui subentrò Franklin Loufrani, proprietario del marchio Smiley. Che fu regolarmente depositato in tribunale e registrato nel 1971.

Come tutti gli appassionati di cinema sanno bene, tale intuizione fu attribuita dal geniale Robert Zemeckis a Forrest Gump in persona. Il personaggio di Tom Hanks, durante i suoi oltre tre anni di corsa ininterrotta per l’America, lasciò il suo volto impresso in una t-shirt infangata. “Sorridi alla vita!“, disse al proprietario dell’indumento (“Have a nice day!” nella versione in inglese). Episodio che ricalca la prima esplosione a livello commerciale dello Smiley, nelle magliette dei fratelli Murray e Bernard Spain vendute a inizio anni ’80.

Cosa è cambiato con il boom di internet

Nel 2022 The Smiley Company compie 50 anni. E Nicolas Loufrani, figlio di Franklin, ha spiegato a ‘Forbes’ come l’azienda abbia sfruttato il boom della “faccina sorridente” nel corso dei decenni. “Solo nel 1997 abbiamo registrato a livello globale anche il nome dello smiley e non solo il logo, come era avvenuto sino ad allora – ha ricordato –. Oggi siamo entrati in quella che ci piace definire l’era della ‘ipercollaborazione’, pensata per gestire in modo più intelligente e competente il marchio“.

E lo sfruttamento dell’immagine che tanta allegria scaturisce nella popolazione mondiale non è un gioco da ragazzi. “Ogni anno escono sul mercato più di 15 mila prodotti con il marchio Smiley – ha fatto presente Loufrani –. Le categorie coperte sono quattordici, tra cui moda e accessori, bellezza, decorazioni per la casa, editoria, cibo e bevande. All’interno della nostra azienda opera un team di 40 dirigenti e designer, incaricati di affiancare i nostri partner nell’utilizzo del marchio“.

Lo Smiley nel presente e nel futuro

 

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Ma un marchio nato 50 anni fa, e pure simbolo della nostra società contemporanea, continua ad ammodernarsi. Uno dei sistemi, illustrato dal suo proprietario, è il Movimento Smiley. “È la nostra organizzazione no-profit – ha spiegato Loufrani –. Sta promuovendo da tempo gli obiettivi di sostenibilità delle Nazioni unite e che intendiamo far crescere in molti nuovi Paesi in tutto il mondo“. E non è tutto, perché non manca molto prima che l’inconfondibile viso giallo che sorride trovi spazio nel metaverso. “Questo è il motivo per cui siamo ancora qui dopo 50 anni e che mi spinge a guardare con fiducia al nostro futuro“, ha concluso Loufrani.


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