Novak Djokovic respinto, deve lasciare l’Australia (ma non subito)

Le autorità aeroportuali di Melbourne hanno respinto il visto di Nole. Che, però, ha vinto un primo ricorso e potrà restare in Australia fino a lunedì

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Foto Flickr | mirsasha
newsby Francesco Lucivero6 Gennaio 2022


Rischia di diventare un caso diplomatico la decisione finale delle autorità aeroportuali di Melbourne, che hanno rifiutato il visto di Novak Djokovic espellendolo, di fatto, dall’Australia. Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha esultato sui social media, ribadendo che “le regole sono regole, nessuno ne è al di sopra”. Il presidente della repubblica serbo Aleksandar Vucic ha invece annunciato battaglia ai media locali: “Tutta la Serbia è con lui, prenderemo provvedimenti”.

Djokovic ha vinto un primo ricorso-lampo presentato dai suoi legali e potrà restare in Australia fino a lunedì. Il suo caso, dunque, sarà ulteriormente esaminato.

Novak Djokovic, visto respinto dopo ore di interrogatorio

Il tennista, al centro di un’accesa polemica per la sua posizione (o meglio, per la sua “non posizione”) nei confronti del vaccino anti Covid, aveva ricevuto un’esenzione medica per giocare l’Australian Open, primo torneo dello Slam dell’anno. Una circostanza che aveva letteralmente spaccato in due l’opinione pubblica: da una parte chi manifestava indignazione e dubbi sulla reale validità dell’esenzione con cui Djokovic voleva entrare in Australia. Dall’altra, chi stava dalla parte del serbo a prescindere da tutto.

Djokovic non ha mai rivelato pubblicamente di essere un “No vax”, né ha mai spiegato se ha fatto o no il vaccino anti-Covid. Come riportato da The Age, però, durante i controlli del visto per entrare nel Paese le autorità hanno proprio riscontrato dei parametri non compatibili con le attuali norme per entrare in Australia. Regole estremamente severe con chi non è vaccinato contro il Covid-19.

Djokovic è stato trattenuto e interrogato per diverse ore in aeroporto. Il padre Srdjan e l’allenatore Goran Ivanisevic hanno usato parole forti nel descrivere la situazione (“Lo tengono prigioniero” aveva dichiarato il papà di Nole ai media serbi). La decisione, attesissima, è arrivata nella mattinata di giovedì, ora dell’Australia orientale: visto respinto, Djokovic deve lasciare il Paese. I suoi avvocati hanno preparato poi il ricorso-lampo che permetterà al tennista di restare momentaneamente sul suolo australiano. Fino ad allora, però il numero uno del ranking ATP deve restare in quarantena.

Le reazioni: non mancano frecciate e battute…

Inevitabile che tutta la questione abbia scatenato ulteriormente il dibattito, soprattutto sui social. Raddoppiando, di fatto, una polemica già bollente nelle ore precedenti. C’è chi, come il virologo Roberto Burioni, si produce in un gioco di parole notturno, esultando per la decisione:

C’è però anche chi, come l’ex c.t. della Nazionale di pallavolo Mauro Berruto (che aveva già pesantemente contestato l’esenzione che avrebbe permesso a Djokovic di giocare il torneo) punta il dito contro la gestione del caso, definendola “disastrosa da ogni punto di vista”:

Non mancano, poi, le aziende che provano a sfruttare l’onda emotiva per produrre il cosiddetto social engagement. È il caso, ad esempio, della compagnia aerea low cost Ryanair:

… ma c’è anche chi contesta modi e tempi

Non tutti, però, sono dalla parte delle autorità aeroportuali dell’Australia. Non tanto per la vicenda sportivo-burocratica, quanto per quello che è accaduto all’aeroporto di Melbourne. La giornalista Sophie McNeill, attivista di Human Rights Watch, è stata piuttosto esplicita, su Twitter, nel commentare i fatti:

“Mi sento molto a disagio guardando come è stato trattato Djokovic – sono le parole della reporter –. Nessuno merita di essere umiliato in questo modo. Tutto ciò si poteva risolvere prima che si mettesse in viaggio. Non è una bella immagine che l’Australia mostra di sé al mondo”.


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