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Londra, doppio sogno italiano: una domenica da centro del nostro sport

Gli astri che si allineano, e che convergono tutti su Londra. Per una domenica in cui gli occhi dello sport mondiale punteranno sulla capitale britannica. Centro di un mondo a fortissime tinte azzurre. E in cui l’Italia potrebbe riscrivere, a distanza di oltre cinquant’anni, la storia di due discipline: il calcio e il tennis.

Berrettini e la storica impresa di Londra

Matteo Berrettini si è infatti prepotentemente iscritto a un club prestigiosissimo. Quello degli sportivi in grado di fermare un Paese. Compito non facile, visto che ha dovuto fare i conti con una delle Nazionali di calcio più amate che l’Italia abbia conosciuto da anni e anni. Ma sull’erba di Wimbledon, sobborgo sud-occidentale proprio di Londra, il tennista romano ci è riuscito. E con il suo successo in quattro set su Hubert Hurkacz (6-3, 6-0, 6-7, 6-4) è andato anche oltre.

Già raggiungere le semifinali di Wimbledon era un risultato storico ed estremamente prestigioso. Nessun italiano ci riusciva da oltre sessant’anni. Era il 1960, e all’epoca fu Nicola Pietrangeli a conquistarsi il penultimo atto del torneo che dal lontano 1877 ferma Londra e rappresenta il massimo assoluto del tennis mondiale. Berrettini ha quindi superato anche questo limite, diventando il nostro primo connazionale a prendersi la finale.

Due finali, due sogni per l’Italia a Londra

La giocherà domenica 11 luglio, alle ore 15. E la sua partita non rappresenta un record per il tennis azzurro solo per quanto riguarda Wimbledon. Se infatti nessun italiano aveva mai disputato la finale sull’erba di Londra, anche allargando il campo agli Slam il risultato di Berrettini è destinato comunque vada a entrare negli almanacchi. Era dal 1976 che un italiano non arrivava a giocarsi una partita di tale livello. All’epoca fu Adriano Panatta al Roland Garros. La finale del torneo parigino è stata in precedenza giocata quattro volte dallo stesso Pietrangeli: queste le uniche cinque finali con un italiano in uno Slam. Fino all’impresa di Berrettini.

Domenica 11 luglio, però, le luci dei riflettori non si spegneranno dalla città di Londra al termine della finale di Wimbledon. Alle 21, e a una ventina di km di distanza, Wembley ospiterà infatti la finale degli Europei di calcio. Italia-Inghilterra, appunto. “Football coming home“, come gli appassionati inglesi stanno cantando da giorni. Ma anche in questo caso i libri dello sport scriveranno un capitolo che sarà storico in ogni caso.

Cosa insegue l’Italia di Mancini a Wembley

Se infatti da un lato l’Inghilterra aspetta di vincere il suo primo trofeo dal 1966 (all’epoca fu il Mondiale, con finale disputata proprio a Wembley), anche per l’Italia si tratta di un evento storico. Non solo perché arriva a soli tre anni di distanza dai Mondiali 2018 mancati in Russia, ma anche perché a Londra si punta a interrompere un tabù a propria volta in corso da oltre 50 anni.

È dal 1968, infatti, che la Nazionale italiana non riesce ad aggiudicarsi un Europeo. Da quel successo a Roma con le firme di Gigi Riva e Pietro Anastasi sono arrivati le amare eliminazioni in semifinale nel 1980 e 1988 e le amarissime sconfitte in finale nel 2000 e nel 2012. Bocconi duri da digerire, in un lasso di tempo in cui addirittura l’Italia era nel frattempo riuscita a vincere due Mondiali. La speranza è che sotto il cielo di Londra tutto questo possa finalmente cambiare. In un giorno in cui la capitale inglese sarà il teatro dell’improvvisa rinascita dello sport nostrano.

Marco Enzo Venturini

Giornalista pubblicista dal 2018, entrare nell'albo è stato contemporaneamente un traguardo e una nuova partenza di una rincorsa iniziata sei anni prima scrivendo per diverse realtà editoriali sul suolo nazionale. O forse già quando, a cinque anni, il mio gioco preferito era una vecchia macchina da scrivere di famiglia. Appassionato di politica, geografia, cinema e sport, oltre che della lingua italiana: mi piace provare a scrivere ciò che vorrei leggere.

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