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La morte di Gino Mäder al Giro di Svizzera riapre la discussione sulla sicurezza: si sta facendo abbastanza?

Il ciclista svizzero Gino Mäder non ce l’ha fatta. Il 26enne era precipitato ieri, durante la quinta tappa del Giro di Svizzera, in un burrone, facendo un volo di 30 metri. Dopo essere stato rianimato sul posto era stato trasportato, in condizioni gravissime, all’ospedale di Coira, dove è rimasto in coma fino ad oggi. In queste ore la sua squadra, il team Bahrain, ha comunicato la notizia della sua morte.

La sicurezza nel ciclismo, si sta facendo abbastanza?

Oltre alla sua squadra, la quale attraverso l’amministratore delegato Milan Erzen ha mandato un messaggio alla famiglia, esprimendo grande dolore per la perdita e promettendo di portare alto il ricordo di Gino Mäder, anche l’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) ha voluto esprimere, attraverso i social, la propria vicinanza alla famiglia del ciclista, scrivendo: “L’UCI è sconvolta nell’apprendere della morte del ciclista professionista Gino Mäder. I nostri pensieri sono con la sua famiglia, gli amici e tutti coloro che sono legati a Gino che era una stella nascente tra i ranghi professionisti del ciclismo”.

Proprio l’UCI, però, in queste ore sta ricevendo fortissime critiche per quanto riguarda il tema della sicurezza durante le competizioni.

In passato, esattamente nel 2021, la posizione assunta in gara da un ciclista, la quale era stata definita “illegale”, aveva portato l’UCI a dichiarare che assumere posizioni del genere durante la gara può portare all’aumento di incidenti e cadute. Le reazioni dei ciclisti, però, furono decisamente dure nei confronti di queste dichiarazioni. Gli atleti, infatti, capitanati soprattutto da Kwiatkowski, sostennero che quelle dichiarazioni furono “solo un modo di far ricadere la responsabilità delle cadute sui corridori.

Altri sottolinearono che sembra non esistono molte prove che queste posizioni possano causare cadute, almeno nelle gare professionistiche.

Le regole introdotte quell’anno coprono, oltre alla posizione che i ciclisti devono avere sulla bicicletta, anche gli standard minimi per le transenne di sicurezza, l’introduzione di manager della sicurezza alle gare e un database per registrare tutti gli incidenti. Queste misure sono state redatte da un gruppo di lavoro composto da rappresentanti dell’UCI e di squadre, da organizzatori di gare e da due corridori.

La cosa sicura, però, è che le misure di sicurezza a oggi presenti sembrano non garantire l’assenza di pericoli, e la vicenda di questi giorni ricorda a tutti che è necessario fare di più, senza scontrarsi su questioni che sembrano avere poca importanza, ma concentrandosi su come sia possibile che un ciclista possa avere incidenti come quello di Gino Mäder e trovare una soluzione affinchè gli atleti possano essere veramente al sicuro.

 

Federico Liberi

Sono laureato in Psicologia dei processi sociali all’Università di Roma “La Sapienza”. La mia più grande passione insieme alla scrittura è il calcio, ma mi piace rimanere informato sullo sport a 360 gradi oltre che sull’attualità e la politica. Nel 2020 è stato pubblicato su Amazon un mio saggio sulla Programmazione Neuro-Linguistica.

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