Italia-Inghilterra: cronaca semiseria del 21-0 (non) visto da Fantozzi

Italia-Inghilterra si è disputata 27 volte, più una non ufficiale: è quella che provò a seguire il ragioniere nel 1976. Ma negli anni di Fantozzi la partita si tenne davvero

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Italia-Inghilterra, Fantozzi
newsby Marco Enzo Venturini11 Luglio 2021


Italia-Inghilterra, attesissima finale di Euro 2020 in programma domenica a Wembley con fischio d’inizio alle 21, sarà lo scontro numero 28 tra queste due nazionali. Il ruolino parla di dieci vittorie azzurre, otto sconfitte e nove pareggi. L’unico risultato con più di due reti di scarto risale a un antico 4-0 inglese del 1948, ma gli appassionati nostrani sanno bene di una ulteriore sfida, “non ufficiale”, in cui la differenza tra le due squadre fu ben maggiore. Ed è quella a cui tentò disperatamente di assistere il ragionier Ugo Fantozzi.

Che Italia era quella per cui scalpitava Fantozzi

Facciamo un salto indietro e torniamo al 1976. Quello fu l’anno in cui al cinema uscì “Il secondo tragico Fantozzi“, diretto come il precedente da Luciano Salce e basato sui libri che Paolo Villaggio aveva dedicato al ragioniere per eccellenza. E anche qui tornò protagonista il calcio. Se però nel 1975 lo sport più popolare d’Italia fu onorato con la sfida tra “Scapoli” e “Ammogliati”, qui si celebrò la Nazionale. Alle prese, in quegli anni, con una transizione tra il ct Fulvio Bernardini e quell’Enzo Bearzot che l’avrebbe portata in cima al mondo nel 1982.

Per completezza d’informazione, bisogna inquadrare che Italia era quella che faceva palpitare il cuore di Fantozzi. Gli Azzurri erano reduci dalla figuraccia ai Mondiali 1974 (eliminata al primo turno in un girone con Argentina, Polonia e Haiti), addirittura avevano mancato la qualificazione a Euro 1976. Nell’autunno di quell’anno affrontarono quindi realmente l’Inghilterra, con l’obiettivo di qualificarsi ai Mondiali 1978. La squadra (un po’ come quella di Roberto Mancini) viveva una profonda rivoluzione e partiva con poche speranze. La penna di Paolo Villaggio, tuttavia, ignorò il tutto.

Così, con quel “programma formidabile” passato alla storia, Fantozzi si preparò ad assistere a Italia-Inghilterra. “Calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle per la quale andava pazzo, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero“. Del resto era pur sempre il mese di novembre, a giustificare la tenuta “invernale” del ragioniere. Nel 1976, tuttavia, la partita si tenne a Roma. Solo un anno più tardi ebbe luogo il ritorno, appunto a Londra.

Italia-Inghilterra: come andò realmente nel 1976 (e 1977)

Ma come andarono realmente quelle due partite? Quella del 1976 fu effettivamente vinta dall’Italia. In campo c’erano Zoff; Cuccureddu, Tardelli; Benetti, Gentile, Facchetti; Causio, Capello, Graziani, Antognoni, Bettega. Terminò 2-0, con le firme di Antognoni e Bettega. L’anno dopo, a Londra, fu invece l’Inghilterra a prevalere per 2-0. Il neo ct Bearzot schierò Zoff; Tardelli, Gentile; Benetti, Mozzini, Facchetti; Causio, Zaccarelli, Graziani, Antognoni, Bettega. Ma in rete andarono Keegan e Brooking.

La partita che Fantozzi e colleghi provarono a seguire tra un segmento della Corazzata Kotiomkin e l’altro andò però in maniera completamente diversa. E anche gli stessi nomi dei protagonisti di quell’Italia-Inghilterra narrata dal vero Nando Martellini travisarono in parte la realtà. Al netto del roboante risultato finale.

Quella notte di Wembley, surreale ma indimenticabile

Così iniziò dunque la partita Italia-Inghilterra forse più amata della storia del nostro Paese: “Consultazione di cronometri. Fischio dell’arbitro. Partiti. Palla da Capello a Pulici, ad Antognoni. Parte Antognoni sulla sinistra. Tunnel al terzino inglese. Tunnel ancora. Colpo di tacco che lancia Rocca sulla destra. Folata di Rocca. Centro, tiro di Savoldi, parata miracolosa del portiere inglese! Rimessa dal fondo. Palla controllata da Benetti che lancia Pulici sulla sinistra. Scatto formidabile e cannonata di Pulici che sfiora il palo!“.

Quando Fantozzi è ormai in strada avvinghiato alla sua radiolina, la roboante Italia di Wembley attacca in maniera ormai tanto martellante quanto surreale. “La palla è ora controllata a tre quarti di campo da Bellugi. Da Bellugi a Capello in funzione di ala destra. Saltato il mediano inglese McKinley che cerca di morderlo al limite dell’area. Tiro, nuca del terzino inglese, tibia di Capello. Nuca ancora. Mischia paurosa! Naso! Nuca! Tibia! Nuca! Orecchio! Entra Pulici, fuori di un soffio! Scusate l’emozione, amici che state comodamente seduti davanti ai teleschermi, nessuno escluso. Ma sono 170 anni che non vedevo una partenza così folgorante degli Azzurri!“, esclama quindi Martellini.

“Chi ha fatto (veramente) palo” e la storia di McKinley

L’agonia di Fantozzi prosegue in macchina, con il segnale radio di Italia-Inghilterra sempre più disturbato. Fino al momento più sportivamente celebre di quella fasulla quanto indimenticabile partita. “La palla è ora a Tardelli, scatto di Tardelli. Saltato il mediano McKinley che cerca di rubargli [urla dei tifosi che coprono la voce di Martellini]. A Savoldi, tiro! Nuca di McKinley! Tibia di Savoldi! Naso di Antognoni! Nuca del portiere inglese! Naso di McKinley! Tibia di Benetti! Nuca! Naso! La palla è ora a Benetti. Saltato McKinley che cerca di morderlo. A Pulici, tiro pauroso! Palo! Palo! Ma i nostri ripartono ancora una volta, si avvicinano all’area di rigore inglese. Arrembaggio degli Azzurri. Salto di Antognoni che quasi si arrampica sulla schiena di McKinley. Colpito da McKinley! Regola del vantaggio, schienata paurosa del portiere inglese!“.

Solo nel corso della serata cineforum il chiacchiericcio di Fantozzi e colleghi saprà del 21-0, con tanto di gol segnato di testa da Zoff su calcio d’angolo. Non è detto che sia questo il risultato finale, dato che a quel punto irrompe il professor Guidobaldo Maria Riccardelli con il dibattito sul film. Ciò che è certo è che il famoso McKinley (che secondo qualcuno ha colpito il fatidico palo, secondo altri Antognoni dopo il palo di Pulici), nella realtà non esiste. Nei due Italia-Inghilterra degli anni di Fantozzi giocò infatti solo un McFarland a Roma, mentre a Londra non vide il campo nessuno con un nome anche solo paragonabile. Ma anche questo è parte essenziale del mito.


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