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Fase 2, Serie A al bivio: “I calciatori non vogliono giocare a tutti i costi”

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La ripartenza del calcio in Germania sembrava aver dato la spinta definitiva, di riflesso, anche alla rimessa in moto del calcio italiano ma le restrizioni agli allenamenti collettivi, di fatto confermate fino a nuovo ordine in attesa di un protocollo condiviso, hanno frenato gli entusiasmi. A fare il punto della situazione dalla prospettiva dei calciatori è il vicepresidente dell’Aic, Umberto Calcagno, che ha confermato la voglia di ricominciare ma anche i dubbi sul protocollo stesso.

Protocollo Figc, le questioni ancora in sospeso

“Il protocollo proposto dalla Figc è un passo in avanti – ha dichiarato Calcagno –, supera alcune criticità che avevamo riscontrato e segnalato alla Federazione nei giorni scorsi. Persistono alcuni punti che al momento sembrano insuperabili, primo fra tutti la modalità in cui si dovrà trattare un contagiato all’interno del gruppo. Non abbiamo avuto una bozza ufficiale del protocollo, ma ragionando sui colloqui svolti pensiamo che se tutta la squadra dovrà rimanere in ritiro due settimane nascerebbero problemi insormontabili che andrebbero ad intaccare la competizione”.

Il dirigente dell’Assocalciatori ha poi confermato che se dovessero mancare le condizioni necessarie la ripartenza sarà difficile: “I calciatori non vogliono giocare a tutti i costi. Le stesse situazioni si riproporranno secondo chi è più esperto di me anche nel prossimo autunno, sono molto preoccupato anche guardando in là del tempo. Molti calciatori sono preoccupati, altri la vivono molto serenamente. I passi fatti sono concreti ma non dobbiamo giocare per forza o essere decontestualizzati dal sistema-Paese. Abbiamo però che il dovere di ascoltare il comitato tecnico scientifico e i nostri medici sociali e abbiamo anche la responsabilità di capire se il nostro mondo è compatibile con la convivenza col virus: se non lo fosse ne trarremmo le conseguenze”.

Aic attende l’ok per gli allenamenti di squadra

Per Calcagno è importante che nessuna indicazione in materia sanitaria sia sottovalutata: “Quando si parla di salute la parola compromesso mi piace poco. In tutti gli ambiti è iniziata una ripartenza che non può essere al 100%, noi siamo ripartiti con gli allenamenti individuali. Ora aspettiamo il protocollo per quelli di squadra. Abbiamo chiesto alla Federazione anche indicazioni sui protocolli successivi, come ad esempio sulle trasferte. Ci sono delle questioni organizzative che vanno risolte se vogliamo che effettivamente questo sistema riparta”.

Andrea Corti

Nato a Roma nel 1978, dopo essersi dedicato al giornalismo scritto e ad aver pubblicato alcune biografie di personaggi dello sport come Zeman e Zanardi, ormai da anni è ‘sul campo’ con la telecamera in una mano e il microfono nell'altra. Dalle partite di calcio alle consultazioni per la formazione del governo, sempre con passione ed entusiasmo.

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