Euro2020, l’Italia è tornata: l’abbraccio simbolo di una passione

Euro 2020 ha restituito al Paese la dolcezza di rivedere e rivivere l'amicizia e il contatto di un gruppo che ha vinto anche per la sua coesione

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newsby Marco Enzo Venturini12 Luglio 2021


Il trionfo dell’Italia a Euro 2020 non ha solo rappresentato un momento di gioia che il Paese aspettava, a seconda dei casi, da 53 anni (1968, ultimo Europeo vinto), 15 (2006, i Mondiali vinti in Germania) o tre (i Mondiali saltati in Russia). Perché la notte di Wembley ha restituito non solo al calcio, ma a tutta la nazione, quella dimensione comunitaria, affettiva e profondamente umana che l’ultimo anno e mezzo tragicamente condizionato dal Coronavirus aveva interrotto. E gli abbracci di Londra hanno sublimato qualcosa che va al di là delle partite, delle vittorie e dei trofei. Ma a cui questa Nazionale aveva dato forma in tutto l’arco del mese precedente. Simboleggiando forse nella maniera più efficace possibile quanto i ragazzi di Roberto Mancini ci assomigliano.

Un gruppo di amici, già prima di Euro 2020

L’Italia vista a Euro 2020 non è stata solo una Nazionale bella da vedere, vincente, camaleontica e profondamente coesa. È stato un gruppo che è andato oltre il concetto di squadra, trasmettendo in ogni singolo istante degli Europei il concetto di amicizia. Quella spinta in più che, forse, ha aiutato gli Azzurri a produrre lo scatto di reni finale. E che permette a una bella squadra, appunto, di diventare una squadra vincente.

Sono tante le piccole storie che questi ragazzi ci hanno raccontato nel breve arco di un mese (hanno giocato dal primo all’ultimo giorno della competizione, dall’11 giugno all’11 luglio). Ma già prima l’impressione era quella di un’Italia allegra e unita. Con alcuni siparietti che la Federazione si è divertita a diffondere ancora prima che Euro 2020 iniziasse. I primi abbracci, meno fisici e più timidi. Ma che hanno trasmesso quella sensazione che – sì – questi ragazzi avevano davvero il piacere di trascorrere qualche settimana insieme.

Doppia coppia di inseparabili: Immobile-Insigne e Locatelli-Pessina

Le prime partite hanno quindi raccontato le prime profonde amicizie di questa splendida Nazionale. Ciro Immobile e Lorenzo Insigne, finalmente insieme e fulcro di una squadra come non succedeva loro da quando erano ventenni insieme a Pescara. E la voglia di non perdersi nemmeno un minuto della rispettiva compagnia, immortalata negli infiniti scherzi in ritiro di Lorenzo a Ciro, che prende corpo nei gol durante il girone di Euro 2020 di un’Italia che iniziava a convincere. Ma era solo l’inizio.

Già qualche giorno dopo sono infatti esplosi due protagonisti meno attesi, capaci però di diventare sia decisivi che l’autentico simbolo del nuovo corso dell’Italia. Prima Manuel Locatelli e poi Matteo Pessina hanno messo la loro firma su gol importanti per il cammino degli Azzurri a Euro 2020. Poi il loro contributo si è fatto meno continuativo. Ma il Paese ha scoperto due ragazzi letteralmente inseparabili. In ritiro, in campo, in panchina, nei festeggiamenti. Cercateli in tutti i momenti di gioia di tutte le partite della Nazionale: li troverete sempre insieme.

Spinazzola e la carezza che ha commosso Euro 2020

Un gruppo senza clan, senza competizioni interne. Solo con il desiderio di proseguire la propria avventura e festeggiare insieme. Prendete Andrea Belotti. In campo il ‘Gallo’ è stato uno dei comprimari dell’Italia campione d’Europa, facendo parlare solo per il suo inginocchiamento contro il Galles e per il rigore sbagliato con l’Inghilterra. Ma il suo contributo al gruppo è emerso in tanti gol in cui, con la pettorina da panchinaro, è stato il primo ad abbracciare i compagni nel corso di Euro 2020. Ma soprattutto mostrandosi spessissimo in compagnia di quel Ciro Immobile che di fatto ha sempre giocato al posto suo. E che, da rivale che poteva essere, non ha mai smesso i panni dell’amico.

Amico, come Leonardo Spinazzola. Per tutti, come i tanti cori di squadra dopo il suo infortunio hanno dimostrato. Per Lorenzo Insigne, che ne ha indossato la maglia dopo la partita con la Spagna. Ma anche per un Federico Bernardeschi che lo ha menzionato per primo quando, tra le lacrime, ha rilasciato la prima intervista da campione d’Europa. E soprattutto per Bryan Cristante. Che, prima alternativa di Jorginho a centrocampo, era il compagno più vicino a ‘Spina’ quando il suo tendine d’Achille ha fatto crack. E che non ha mai smesso di stargli vicino, aiutandolo a coricarsi sull’erba e poi regalandogli una carezza che va oltre lo sport. Ed è uno dei momenti più belli di tutto Euro 2020.

Mancini, Chiellini, Bonucci e la dolcezza di un trionfo

Come ciò che, una partita dopo, ha fatto Giorgio Chiellini durante i rigori dell’Italia contro la Spagna. Il giovane Locatelli ha sbagliato il primo, gli Azzurri a centrocampo si sono messi le mani nei capelli, il capitano ha subito applaudito. Poi ha accolto il compagno sotto la sua ala e non l’ha mollato più. Locatelli piangeva, per una responsabilità forse mai provata in tutta una carriera, Chiellini lo ha sostenuto. Mandando un messaggio a tutti, forse ancora più potente di quel “Mentiroso! a Jordi Alba che ha fatto il giro del mondo. E la finale di Euro 2020 alla fine è arrivata.

Qui si è chiuso il cerchio, sulla vittoria e sull’umanità di questa Italia che ci ha fatto sognare. Con un nuovo, lunghissimo, commovente abbraccio. Quello di un Roberto Mancini finalmente libero di liberare le sue emozioni, con Gianluca Vialli. Il campione che diventando uomo ha regalato una lezione di vita a tutti, parola di Alessandro Florenzi. Ma è stata anche la notte di Salvatore Sirigu, in campo per un minuto con il Galles ma che tutti hanno definito un fattore essenziale per fondere questo gruppo. Ed è stata la notte di Leonardo Spinazzola, felice in campo con una sola gamba sana e due stampelle a saltellare davanti – guarda un po’ – a Cristante. Intanto Pessina e Locatelli, inseparabili come sempre, capivano che il loro sogno era reale. E il tutto finiva con i due “vecchietti”, Chiellini e Bonucci, a raccontare la loro gioia alle telecamere. Campioni d’Europa, finalmente. E in un’intervista non uno a fianco all’altro, come avviene da 12 anni, ma testa contro testa. Perché questo ci ha regalato Euro 2020. Un’Italia campione, sì. Ma soprattutto un Paese che con questi ragazzi ha ritrovato il gusto dell’amicizia. E degli abbracci.


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