Squid game, perché alcune donne coreane lo stanno boicottando

Le femministe sudcoreane affermano che lo spettacolo rafforza la misoginia e vogliono che il regista della serie sappia che le donne meritano di meglio

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newsby Giulia Martensini28 Ottobre 2021


Squid Game raffigura giocatori pieni di debiti che competono in versioni mortali di giochi per bambini per un premio in denaro. La serie tv ultraviolenta e distopica ha indubbiamente affascinato il pubblico internazionale. Scalando le classifiche per diventare il più grande lancio di serie di Netflix di tutti i tempi.

Tuttavia, alcune femministe in Corea del Sud non si sono affatto divertite. Diverse donne sudcoreane hanno infatti scelto di boicottare la serie tv, in quanto rappresenta un’immagine distorta della donna. Descrivendola come oggetto sessuale, di violenza e sacrificio.

La loro speranza è che l’ideatore della serie tv Hwang tratti le storie delle donne con più sensibilità e complessità mentre pianifica la seconda stagione.

Essere donne in Corea del Sud

In Corea del Sud, dove la disuguaglianza di genere è sistematica, le donne devono fare i conti con una discriminazione radicata sul posto di lavoro, ruoli di genere rigidi a casa e la diffusa minaccia di violenza sessuale che va dall’aggressione fisica ai crimini digitali.

Per le donne che si battono per i propri diritti c’è spesso il timore di essere soggette a ostilità, stigmatizzazione. Un clima che colpevolizza le donne stesse e, al contrario, valorizza l’uomo. L’ accusa è dunque che Squid Game parta proprio da questo assunto disegnando personaggi femminili come figure limitate e deformate per adattarsi alle percezioni degli uomini. Rafforzando la misoginia e supportando il patriarcato.

Le accuse di misoginia in Squid Game

Alcuni punti specifici di preoccupazione includono le donne nude dipinte e utilizzate come oggetti di scena per la sala VIP.  Inoltre sottolineano l’apparente assenza di donne da posizioni di potere, oltre al fatto che molti personaggi femminili non hanno mai avuto il privilegio di essere identificati con i loro nomi.

Un’altra scena che desta preoccupazione è il modo in cui viene ritratta Mi-nyeo, o Giocatore 212. La donna cerca infatti di usare sfacciatamente la sua sessualità per trarne vantaggio, alleandosi con un perfido gangster per assicurare la sua sopravvivenza all’interno del gioco. Mentre alla figura degli uomini viene concessa un’attenzione narrativa più allargata, la sceneggiatura relegherebbe la donna a svolgere un ruolo minore. Fungendo da mero supporto alla sofferenza e alla storia delle controparti maschili.

Ciò fa preoccupare le femministe che temono che tali rappresentazioni delle identità femminili non faranno che perpetuare stereotipi dannosi che giustificano e normalizzano il sacrificio delle donne.

Al momento le voci femministe hanno però ottenuto poco spazio. Molto più forte è il sentimento di orgoglio in Corea del Sud per il fatto che una serie nazionale sia così famosa nel mondo.


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