SCIENZE

Gli animali preferiscono i suoni consonanti: ecco perché

Gli elementi cognitivi musicali di umani e animali hanno, secondo i ricercatori, una radice biologica. Non dipendono solo da cultura ed esperienza musicale

Uno studio dell’Università di Trieste (in collaborazione con la Sapienza di Roma), ripreso dal Corriere della Sera, spiega il motivo per il quale umani e animali preferiscono i suoni consonanti. Gli elementi cognitivi musicali di umani e animali hanno, secondo i ricercatori, una radice biologica. Non dipendono solo da cultura ed esperienza musicale.

Pulcini | pixabay @TheBeloved

All’università del capoluogo friulano ci sono state altre ricerche in precedenza, che “avevano già condotto alla scoperta della preferenza dei pulcini, come di altre specie, per i cosiddetti intervalli musicali consonanti, che più assomigliano al suono prodotto dagli esseri viventi”, a differenza di quelli dissonanti che “richiamano la minor armonia dei suoni ambientali”, come ha spiegato, al Corriere della Sera, Andrea Ravignani, professore ordinario di Psicologia generale alla Sapienza. “Allora non se ne conoscevano le ragioni: oggi, invece, sappiamo grazie a studi condotti insieme che gli intervalli consonanti vengono prodotti in segnali sociali di tipo acustico”, ha aggiunto.

Il termine consonante

Ma cosa si riferisce con il termine consonante? Lo ha raccontato al Corriere della Sera Cinzia Chiandetti, associato di Psicobiologia a Trieste: “Con il termine consonante ci si riferisce alle frequenze sonore che, quando combinate, producono la percezione di un singolo suono e sono quindi considerate piacevoli. In altre parole, la consonanza è una combinazione di suoni che viene percepita come stabile, armoniosa ed è spesso associata a una sensazione di risoluzione o calma, di contrasto con la dissonanza che tende a creare una sensazione di conflitto o tensione. Un esempio è stella stellina oppure l’inizio dell’Inno alla gioia di Beethoven, dove gli accordi eseguiti dagli strumenti a fiato e dagli archi spesso contengono combinazioni di intervalli consonanti”.

La ricerca

Ora spieghiamo come è stata portata avanti la ricerca. Una volta schiusi, i pulcini (scelti perché non hanno bisogna di cura parentale, né per sviluppare il repertorio vocale né per deambulare) sono stati allevati per quattro giorni, a coppie, in gabbie rettangolari a temperatura ambiente controllata. Per ogni pulcino sono stati registrati in arene insonorizzate i seguenti richiami: di contatto emesso dal pulcino quando prova disagio perché, ad esempio, separato dalla chioccia; di covata, emesso in situazioni piacevoli; di cibo.

Come spiega il Corriere della Sera, tutti i richiami fanno parte di un complesso codice vocale che questi animali sviluppano dalla schiusa all’età adulta per comunicare i loro bisogni ed esprimere la natura positiva o negativa di una situazione. Ed ecco che i ricercatori hanno stimolato la produzione dei singoli richiami, ricreando poco alla volta la situazione naturale associata a ciascuno di essi. Nel caso del contatto, ad esempio, hanno lasciato soli i pulcini nell’arena vuota dopo averli separati dal compagno di allevamento e dall’oggetto per l’imprinting. Per la covata, invece, hanno posizionato un oggetto al centro dell’arena dopo l’isolamento iniziale. Infine, per il cibo, inserito un piatto al centro dell’arena dopo aver rimosso l’oggetto per l’imprinting.

I risultati

Sono stati analizzati i picchi minimi e massimi delle frequenze fondamentali e calcolati il rapporto. Così lo studio ha rivelato una prevalenza di consonanza perfetta in tutti i tipi di richiamo. Un risultato che ha confermato quanto siano presenti, nella vita e nella comunicazione animale, i suoni consonanti. Le sole dissonanze registrate sono state rinvenute in situazioni di particolare di stress, come l’isolamento. In sostanza, “a seconda della dominanza di consonanze o dissonanze, potremo arrivare a comprendere lo status emotivo dell’animale associato al contesto in cui si trova”, ha aggiunto Chiandetti. “Non siamo poi così lontani dal poter immaginare dispositivi in grado di registrare i richiami e restituire il livello di comfort o stress dell’animale che ci troviamo di fronte, anche dei polli che, come direbbe lo scrittore Andrew Lawler, sono gli uccelli che hanno alimentato la civiltà”, ha concluso.

Pulcini | pixabay @Lolame

Con tanto di annuncio di avere come obiettivo quello di analizzare anche i richiami di altre specie, “soprattutto laddove sarà possibile valutare anche i vocalizzi durante interazioni diadiche (tra due individui). Queste potranno mostrarci se, come crediamo, la consonanza sia particolarmente presente nei momenti di pace e accordo tra gli individui, mentre la dissonanza emerga invece durante situazioni più conflittuali”.

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Redazione

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