Un gruppo di astrofili italiani ha scoperto una nuova stella variabile

Il corpo celeste in questione si chiama GrAGVar002 ed è un sistema binario formato da due astri a contatto tra loro nella costellazione del Cigno

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Un telescopio (Pixabay)
newsby Alessandro Bolzani6 Dicembre 2021


Quattro membri del Gruppo Astrofili Galileo Galilei (GrAG) hanno scoperto l’esistenza di una nuova stella variabile. Il ritrovamento risale a novembre e porta la firma di Alessio Ciarnella, Matteo Grassi, Giorgio Mazzacurati e Luca Balestrieri Cosimelli. Il corpo celeste in questione si chiama GrAGVar002 ed è un sistema binario formato da due stelle a contatto tra loro nella costellazione del Cigno. La scoperta è avvenuta mentre gli astrofili erano intenti ad analizzare la porzione di cielo in cui si trova Kelt-16b, un esopianeta gigante che può essere studiato con la tecnica della fotometria. Esaminando altre stelle curve dello stesso campo hanno individuato la nuova stella variabile, per poi procedere alla misurazione della sua prima curva di luce. Così facendo sono riusciti a definirne le caratteristiche.

Le caratteristiche della nuova stella variabile

GrAGVar002, già presente nel Catalogo internazionale AAVSO-VSX, è un sistema formato da una stella di dimensioni pari al Sole, con una compagna di dimensioni minori che si trova tanto vicina da formare un sistema a contatto nel quale le due compagne si scambiano la materia. Il sito del Gruppo Astrofili Galileo Galilei spiega che un’altra caratteristica interessante è che “la rotazione delle due stelle attorno al comune centro di massa determina delle eclissi parziali con un periodo costante di 7 ore e 26 minuti”. La coppia, che dista dalla Terra oltre 13mila anni Luce, appartiene alla categoria delle stelle binarie di tipo EW. La più famosa di queste è la stella W dell’Orsa Maggiore.

L’ubicazione di GrAGVar002

GrAGVar002 si trova nella costellazione del Cigno. Quest’ultima si colloca visivamente ai margini della Nebulosa Velo Orientale (NGC 6992), molto famosa tra gli appassionati di astronomia. Si tratta dell’antico resto di una supernova che, secondo le ipotesi più accreditate, potrebbe scomparire nel corso dei prossimi millenni. La nuova stella variabile è però circa dieci volte più lontana dalla Terra rispetto alla nebulosa.


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