Vaccino Pfizer, la sua efficacia cala al 47% dopo sei mesi

Lo indicano i risultati di uno studio condotto dalla stessa Pfizer e dal consorzio Kaiser Permanente, pubblicati sulla rivista specializzata The Lancet

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Il logo di Pfizer (Gado/Getty Images)
newsby Alessandro Bolzani5 Ottobre 2021


La capacità del vaccino anti-Covid di Pfizer di proteggere dall’infezione del coronavirus Sars-CoV-2 scende dall’88% al 47% dopo sei mesi dalla somministrazione della seconda dose. Lo indicano i risultati di uno studio condotto dalla stessa Pfizer e dal consorzio Kaiser Permanente, pubblicati sulla rivista specializzata The Lancet. È rimasta alta (90%), invece, la protezione fornita contro i ricoveri per tutte le varianti, inclusa la Delta. Quest’ultima non sarebbe la responsabile del calo della protezione, che invece parrebbe determinato dal declino dell’effetto scudo. Per gli esperti questi risultati evidenziano “l’importanza di aumentare i tassi di vaccinazione in tutto il mondo“.  “Anche monitorare l’efficacia del vaccino nel tempo per determinare quali popolazioni dovrebbero avere la priorità per i richiami” è importante.

Le conferme del nuovo studio

I dati contenuti nel nuovo studio sono in linea con quelli presenti nei report preliminari dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) e del ministero della Salute israeliano. Anch’essi hanno rilevato un calo della protezione contro le infezioni dopo circa sei mesi.

Secondo Sara Tartof, l’autrice principale dello studio, i risultati ottenuti confermano che i vaccini sono uno strumento fondamentale per controllare la pandemia. Lo studio ha confermato anche la loro efficacia nella prevenzione delle malattie gravi e dell’ospedalizzazione. “La protezione contro l’infezione diminuisce nei mesi successivi a una seconda dose. Sebbene questo studio fornisca la prova che l’immunità diminuisce per tutti i gruppi di età che hanno ricevuto il vaccino, il Comitato consultivo dei Cdc sulle pratiche di immunizzazione ha richiesto ulteriori ricerche per determinare se il richiamo dovrebbe essere reso disponibile a tutti i gruppi di età idonei per questo vaccino”, ha aggiunto Tartof.

Secondo l’autrice dello studio, “in linea con le recenti raccomandazioni di Fda e Cdc, le considerazioni” in relazione alla terza dosedovrebbero tenere conto della fornitura globale di vaccini Covid, poiché le persone in molti Paesi del mondo non hanno ancora ricevuto le vaccinazioni primarie”.

La valutazione dell’efficacia del vaccino di Pfizer

Per valutare l’efficacia del vaccino di Pfizer, i ricercatori hanno preso in esame 3,4 milioni di cartelle cliniche elettroniche del sistema sanitario Kaiser Permanente Southern California (Kpsc) tra il 4 dicembre 2020 e l’8 agosto 2021. Nel corso dello studio, il 5,4% dei pazienti è stato infettato. Tra i contagiati, il 6,6% è stato ricoverato. In media, l’infezione si verificava a circa 3 o 4 mesi di distanza dalla somministrazione della seconda dose. Prendendo in considerazione la variante Delta, la percentuali di casi positivi legati a essa è cresciuta dallo 0,6% registrato nell’aprile 2021 al quasi 87% entro luglio 2021.

L’efficacia del vaccino contro le infezioni da Delta un mese dopo le due dosi era del 93% ed è scesa al 53% dopo cinque mesi. La protezione contro altre varianti a 30 giorni dalla seconda dose è stata del 97% ed è scesa al 67% dopo quattro mesi. L’efficacia contro i ricoveri correlati a Delta, infine, è rimasta elevata (93%) per la durata del periodo di studio.


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