Sassoli e il Green pass europeo: “Ogni Paese lo usi con intelligenza”

Sassoli, a Trento per la Laurea Honoris Causa a Megalizzi, ricorda anche il giornalista: "La sua morte rappresenta ferita viva, non possiamo dimenticare"

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newsby Giulia Torbidoni16 Luglio 2021



Sono convinto che abbiamo bisogno di usarlo (il certificato digitale Covid dell’UE, ndr). Abbiamo fatto tanto per avere una legge che istituisse questo strumento, che può dare libertà di movimento. E che può riaprire in maniera ordinata“. Lo ha affermato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, a proposito del Green pass a livello comunitario.

L’Europa e il Green Pass: “Utile, ma serve intelligenza”

Sassoli è intervenuto a margine della cerimonia di conferimento della Laurea Honoris Causa in Studi Europei e Internazionali ad Antonio Megalizzi, all’Università di Trento. “È giusto che ogni Paese trovi le sue modalità con intelligenza, però anche con efficienza“, ha dichiarato a proposito del Green Pass. E c’è un appello rivolto ai vari Stati membri dell’Unione Europea.

Si tratta di usare uno strumento utile alla sicurezza dei nostri cittadini e soprattutto alle aperture ordinate. Ossia le attività commerciali, la mobilità, le attività culturali, il turismo. Credo che ogni Paese in questo momento si debba concentrare per usare con intelligenza uno strumento utile“, ha aggiunto David Sassoli.

Megalizzi secondo David Sassoli: “Spiegava Europa ai giovani”


Nel corso dell’evento è arrivato anche il ricordo della figura di Antonio Megalizzi. “Sono passati poco più di 30 mesi da quella sera dell’11 dicembre 2018 – ha affermato Sassoli –. In quei giorni a Strasburgo era in corso la sessione plenaria del Parlamento europeo. La città, già in pieno clima natalizio, era animata da tanti turisti, ma anche da molti deputati europei, funzionari, assistenti parlamentari, giornalisti. Fra loro vi era anche Antonio Megalizzi“.

Un giovane giornalista attento, che amava profondamente il suo lavoro, che credeva nell’Europa, nella libertà di espressione. E che aveva una missione: raccontare l’Europa ai suoi coetanei, ai giovani così spesso disinformati e disinteressati. La morte di Antonio e di quattro altre persone, fra cui il suo amico e collega polacco Bartosz Orent-Niedzielski, in quella sera di dolore e terrore sono ferite vive. Non possiamo dimenticare“, ha concluso Sassoli.


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