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Mentre la prima giornata di Mario Draghi da presidente del Consiglio incaricato è ormai agli archivi e ne è appena iniziata un’altra con l’arrivo a Montecitorio intorno alle 11.10 di giovedì, una domanda inizia a serpeggiare con insistenza: ma quali sono le reali prospettive che il Parlamento, nella sua attuale configurazione, gli conferisca effettivamente la tanto agognata fiducia? Porsi il dubbio è lecito, considerando quali siano il primo e il terzo partito più rappresentati tra i banchi di Camera e Senato: Movimento 5 Stelle e Lega.
Se infatti lo stesso Mario Draghi si è detto fiducioso a proposito delle prospettive di allestire un nuovo esecutivo, e quasi tutte le forze in campo si sono dichiarate quantomeno disposte ad ascoltarlo, certezze assolute in tal senso non ce ne sono. Lo conferma l’Ansa, che ricorda come “le prime dichiarazioni provenienti dai partiti non sembrano poter garantire con certezza che ci sarà una maggioranza“. E a supporto di ciò, porta i numeri.
L’agenzia ha infatti commissionato una proiezione a YouTrend e Cattaneo Zanetto & Co sugli scenari che un voto di fiducia a Draghi potrebbe generare in Parlamento. Si parte dai dati che non dovrebbero dare vita a sorprese (il no alla fiducia di Fratelli d’Italia, il sì di Partito Democratico, Forza Italia, Italia Viva, LeU, Azione e altri gruppi minori, dalle autonomie agli europeisti, fino al Gruppo Misto). Ma non basta.
In base alle decisioni della prima e la terza forza del Parlamento (Movimento 5 Stelle e Lega), si determinerà infatti il destino dell’esperienza di Mario Draghi da premier. In caso di voto a favore da parte della Lega, secondo YouTrend/CZ, la maggioranza è praticamente certa in ogni caso, anche senza l’appoggio del M5S. Il nuovo governo avrebbe almeno 199 voti favorevoli (su 315) al Senato e 400 (su 630) alla Camera.
Se invece la Lega dovesse votare contro, il governo potrebbe partire solo se il M5S votasse sì, limitando quanto più possibile le defezioni. Viceversa, se anche il M5S fosse contrario, Draghi non avrebbe nemmeno la maggioranza assoluta. Men che meno quel “solido sostegno parlamentare” auspicato senza giri di parole da Sergio Mattarella.
Esiste poi la terza ipotesi: quella che la Lega non voti contro la fiducia ma semplicemente si astenga. Se lo facesse, l’asticella per il voto di fiducia si abbasserebbe a quota 127 al Senato e 249 alla Camera. Diventerebbe a quel punto possibile far partire il governo Draghi anche con il voto contrario di tutto il M5S (oltre che di FdI). Ci sarebbero infatti 138 sì a Palazzo Madama e 269 a Montecitorio. Ma ci sarebbe da capire se il Premier incaricato accetterebbe di guidare il Paese con un governo già zoppo in partenza sul fronte della fiducia parlamentare.
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