POLITICA

Conte alla Camera: “Nostro progetto chiaro, pongo questione di fiducia”

Giuseppe Conte è tornato a parlare alla Camera dei Deputati alle 17:15 dopo un primo intervento di quasi un’ora, avvenuto a partire dalle 12 di un lunedì 18 gennaio particolarmente delicato sul tema della crisi di governo. Dal Premier sono arrivate le repliche agli interventi giunti a Montecitorio dopo le sue dichiarazioni di mezzogiorno. E, soprattutto, la dichiarazione più attesa in chiusura: “Pongo la questione di fiducia sull’approvazione della risoluzione di maggioranza“.

Conte e il “rilancio di un progetto articolato”

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Ho parlato di Ristori proporzionali alle perdite subite – ha dichiarato Conte –. Questo non significa che hanno compensato appieno. Sappiamo che servono risorse ben più cospicue, continueremo a lavorare per fare di più. L’agenzia delle entrate ha erogato più di 3 milioni di bonifici dal decreto bilancio. Il governo predisporrà i nuovi aiuti. Ma sarà il Parlamento a migliorare i Ristori, e il vostro contributo è prezioso“.

Il nostro è un progetto politico ben articolato – ha spiegato Conte – che mira a rendere il nostro Paese più moderno e completare riforme e interventi già messi in cantiere. Abbiamo bisogno di offrire ai nostri cittadini la realizzazione della transizione verde, perseguire la transizione digitale. Dobbiamo affrontare tutte le storiche diseguaglianze e anche quelle nuove create dalla pandemia. La pandemia sta ridisegnando le vecchie e trasformando i rapporti tradizionali e sociali, creando nuove diseguaglianze. La nostra società rischia di uscire dalla pandemia con forti diseguaglianze di genere, generazionali e territoriali“.

L’appello alle forze parlamentari

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La nostra capacità e la forza di questo progetto – ha aggiunto Conte – è lavorare in questa direzione senza timori e timidezze. Quando si ragiona con sguardo chiaro e prospettiva certa, questo è possibile. Ho rivolto un appello a tutte le forze politiche e anche ai singoli parlamentari. Chi si riconosce in questo progetto può dare una mano e il proprio contributo con idee e progetti. Pensiamo al patrimonio di idee e nobili culture che si racchiudono nelle famiglie italiane, purché ci sia una chiara vocazione europeista. Parliamo di una tradizione liberale, democratica, popolare e anche socialista“.

Conte ha inquadrato la situazione con parole ancora più chiare: “In questa ora grave ciascuno deciderà di compiere delle scelte da cui dipende il futuro del Paese. Siamo chiamati a costruirlo insieme alla luce del sole, chiamando all’impegno le forze e le energie migliori del Paese. Si tratta di un appello trasparente e chiaro, che propongo qui nella sede più istituzionale e rappresentativa del Paese. E cioè il Parlamento. Lo faccio proprio per affrontare insieme le difficoltà del presente e costruire insieme il futuro. Dietro c’è un progetto ben articolato e preciso, il che rafforza la nobiltà di questa iniziativa“.

Conte e la sinergia con Europa e gli Stati Uniti di Joe Biden

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Conte ha quindi rilanciato parlando del Recovery Plan, che rispecchia le aspettative della Commissione Europea e – a suo giudizio – riporta l’Italia in una posizione di rilievo nell’Unione: “Si tratta di un progetto dalla forte vocazione europeista. L’Italia più giovarsi di una forte sintonia con l’indirizzo della Commissione Europea. Non sarà sfuggito che i nostri obiettivi siano pressoché specificamente indicati dal programma Next Generation EU, e non è casuale. La Commissione Europea, sin dall’inizio, ha voluto dare questa impostazione, che pone noi in una posizione privilegiata a livello europeo“.

Quindi la definitiva apertura a Joe Biden, dopo che lo stesso Matteo Renzi aveva polemizzato per il commento “troppo freddo” del Premier dopo i fatti di Washington del 6 gennaio: “Ancora più prospettiva arriva dalla presidenza Biden negli Stati Uniti. Con lui ho già avuto una lunga e calorosa telefonata. Siamo rimasti che ci aggiorneremo presto in vista del nostro G20. L’agenda della nuova amministrazione è la nostra agenda, condividiamo assolutamente il multilateralismo. Dopo i fatti terribili del 6 gennaio abbiamo avuto conferma che le nostre democrazie vanno difese con fatti e parole. A noi leader incombe una responsabilità speciale. Non possiamo permetterci come negli Stati Uniti di alimentare la tensione“, ha spiegato Conte.

Il Recovery Plan e gli investimenti sul sud

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Arriva quindi una dichiarazione più specifica che riguarda il sud. “Questo è un governo che a volte viene accusato di essere troppo meridionalista – ha sottolineato Conte –. Il sud è in cima alle priorità dell’agenda di governo. Ma non per una scelta ideologica, bensì perché il divario è tale che se l’Italia non è riuscita a esprimere in maniera adeguata tutto il suo potenziale di crescita economica è proprio perché il sud non riesce a correre. Dobbiamo farlo correre, perché in un’economia cosi integrata solo così potranno correre il nord e tutta l’Italia. Per questo concentreremo il 50% degli investimenti del Recovery Plan su iniziative che riguardano il sud“.

Conte: le reazioni all’intervento alla Camera di mezzogiorno

Il precedente intervento di Conte aveva scatenato molte reazioni a pioggia, da parte di alleati e oppositori vecchi e nuovi. A partire da quella stessa Italia Viva che aveva prodotto lo strappo nei confronti dell’attuale esecutivo. “Chiediamo di muoversi. Di darci risposte, una visione e una strategia. Se questo c’è, noi ci siamo“, aveva infatti affermato Ivan Scalfarotto, deputato Iv dimessosi dal ruolo di sottosegretario agli Esteri.

Particolarmente rabbiose le reazioni della Lega, affidate a Claudio Borghi. Intanto procede l’organizzazione del Maie-Italia 23nuova creatura parlamentare che si propone di oltrepassare la crisi di governo facendo squadra intorno al nome di Giuseppe Conte premier. E che, attraverso Ricardo Merlo, ha già garantito che terminerà la propria esperienza politica con questa legislatura.

Marco Enzo Venturini

Giornalista pubblicista dal 2018, entrare nell'albo è stato contemporaneamente un traguardo e una nuova partenza di una rincorsa iniziata sei anni prima scrivendo per diverse realtà editoriali sul suolo nazionale. O forse già quando, a cinque anni, il mio gioco preferito era una vecchia macchina da scrivere di famiglia. Appassionato di politica, geografia, cinema e sport, oltre che della lingua italiana: mi piace provare a scrivere ciò che vorrei leggere.

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