Alessandra Ghisleri, sondaggista ascoltata da tutti i leader, fa un check-up alla politica; soprattutto ai partiti che sono in maggioranza all’interno del governo Draghi. Il voto ai tempi della guerra e dell’inflazione può ribaltare certezze. “Ogni partito ha difficoltà a indicare obiettivi identitari, che lo contraddistinguano e siano allo stesso tempo facilmente raggiungibili e di aiuto alla popolazione”.
Il peggioramento della situazione economica ha cambiato l’atteggiamento nei confronti del governo. “Quando ha varato il governo, Draghi aveva un indice di fiducia superiore al 60%, ora viaggia intorno al 48%”, sostiene Ghisleri nell’intervista a Libero. Ma come vedono gli elettori delle varie forze politiche l’attuale presidente del Consiglio?
Tra quelli della Lega, “l’indice di fiducia nei confronti di Draghi è pari al 40%. Non a caso, M5S e Lega sono i due partiti che più sentono le fibrillazioni causate dallo stare al governo, e si chiedono se convenga restarci o no”. Per fare un raffronto, in quelli del Partito Democratico “l’indice di fiducia nei confronti di Draghi è pari all’85%. Negli elettori di Forza Italia è intorno al 55%-58%. Sono differenze importanti, che aiutano a capire molte delle tensioni che stiamo vedendo”.
Tensioni che riguardano soprattutto quello che sta succedendo all’interno del Movimento 5 Stelle. “Il punto vero è che, su ogni scelta che Conte è chiamato a prendere nei confronti del governo, il suo elettorato è diviso a metà, tra favorevoli e contrari. Lui ha quindi il problema di cosa fare e di come indirizzare la comunicazione, di quali messaggi mandare agli elettori. Il suo partito è nato essendo trasversale a tutte le forze politiche, ma col tempo si è ancorato ai temi cari al centrosinistra. Il risultato è che nel Movimento matrici integraliste convivono ancora con matrici più moderate, e Conte deve riuscire a trovare un collante che le tenga tutte insieme e che parta da lui”.
Nonostante la competizione e la rivalità interna tra Meloni e Salvini, il centrodestra rimane nettamente favorito alle elezioni politiche del 2023? “Se si votasse oggi, la possibilità di vittoria del centrodestra sarebbe solida, perché la somma algebrica dei voti dei partiti che lo compongono garantisce la conquista della maggioranza dei seggi in Parlamento, anche grazie alla scissione di Di Maio dai Cinque Stelle. Col sistema elettorale attuale, Fdi, Lega e Forza Italia avrebbero 206 seggi (su 400) alla Camera e 103 (su 200) al Senato. Ripeto: se si votasse oggi”.
Quindi, per i partiti della maggioranza Draghi (ma non solo) sarà fondamentale la data in cui si andrà ai seggi. “Una cosa sarebbe votare a marzo, un’altra farlo a maggio. Prima si vota, più sono avvantaggiati i partiti già formati, solidi, perché meno opportunità hanno le nuove formazioni di farsi conoscere e aggregarsi. Abbiamo visto quanto è stata bassa la partecipazione al voto nelle amministrative, a cavallo tra il ponte del 2 giugno e la chiusura delle scuole, nonostante le elezioni Comunali abbiano sempre avuto un grande appeal sull’elettorato. C’è un motivo, insomma, se la data delle Politiche già sta mettendo in agitazione tutti i partiti”.
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