Afghanistan, Borrell: “Consideriamo presenza UE a Kabul”

"Parlare con una voce sola, invece di Ventisette", ha dichiarato l'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera e di sicurezza

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newsby Giulia Torbidoni14 Settembre 2021



In aula plenaria, Josep Borrell, l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza, ha parlato della situazione dell’Afghanistan.  “Stiamo considerando una presenza dell’UE a Kabul coordinata dal Servizio europeo per l’azione esterna (Seae). La nostra delegazione là non è mai stata chiusa. Le ambasciate degli Stati membri sono state chiuse e non verranno riaperte, ma abbiamo ancora una delegazione che, dal momento che non è una ambasciata perché non siamo uno Stato, può essere usata una antenna, se le condizioni lo permetteranno, per discutere con il governo in un modo più vicino rispetto alle videoconferenze o via messaggi.

È chiaro che dobbiamo impegnarci di più con i vicini dell’Afghanistan e gli attori regionali. Tutti i ministri dell’Ue faranno i loro compiti, stanno andando nei Paesi della regione, ma un coordinamento dell’Ue credo possa essere più efficace, per parlare con una voce sola, invece che con 27. Non sostituiremo mai lo sforzo dei ministri, ma dovremo cercare di coordinarne il lavoro“.

Afghanistan, Borrell: “Situazione drammatica, serve impegno con Talebani”


Borrell ha definito la situazione umanitaria dell’Afghanistan “drammatica“. “Il prezzo del cibo sta salendo. Il sistema finanziario è in caduta libera. La Commissione ha deciso di moltiplicare per 4 il nostro aiuto. Passeremo da da 50 milioni di euro a 200 milioni di euro, ma ancora si tratta di una goccia nell’Oceano. Per avere una possibilità di influenzare gli eventi non abbiamo altra possibilità se non impegnarci con i Talebani.

Abbiamo concordato con i ministri in Consiglio che il nostro impegno dipenderà dal comportamento del nuovo governo su 5 condizioni: il Paese non sia una base di terrorismo contro altri Paesi; il rispetto per i diritti umani, in particolare di donne e ragazze; un governo di transizione inclusivo e rappresentativo, che dai primi segnali non è stato rispettato per nulla; l’accesso libero per l’aiuto umanitario; il permesso per le persone a rischio che vogliono lasciare il Paese a farlo“, ha spiegato Borrell.

“Tragedia per popolo e passo indietro, serve autocritica”


Borrell ha definito gli eventi delle ultime settimane una tragedia per il popolo afgano, un passo indietro per l’occidente e un potenziale fattore di cambiamento per le relazioni internazionali.  “Abbiamo tutti visto il collasso dell’esercito afgano, del governo e il sopravvento preso da parte dei Talebani in meno di 10 giorni. Dall’annuncio del governo di transizione, che non è né inclusivo né rappresentativo e comprende persone che sono nella lista delle sanzioni dell’Onu, sappiamo cosa possiamo aspettarci da loro. Il nostro focus iniziale è stata l’evacuazione. Gli sforzi dell’UE per dare protezione agli afgani che avevano bisogno sono stati importanti, ma insufficienti e devono continuare: la crisi afgana non è conclusa“, ha terminato Borrell.


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