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Usa, tragedia di Uvalde spacca il Paese | “Basta armi”, “No, diamole ai maestri”

Gli Usa si dividono tra profondo cordoglio e completo caos dopo la tragedia di Uvalde, la cittadina del Texas in cui una sparatoria è costata la vita a 19 bambini e due insegnanti in una scuola elementare. E se il presidente Joe Biden, e gli ambienti del Partito Democratico, riaprono le riflessioni su uso e circolazione delle armi, la lettura dei Repubblicani va in direzione opposta.

Il “diritto ad armarsi” è tema da sempre divisivo negli Usa, dall’interpretazione del celebre secondo emendamento in giù. D’altra parte è noto il sostegno al Partito Repubblicano della National Rifle Association, associazione che promuove il possesso delle armi da fuoco. E che a tutti gli effetti agisce anche come lobby. D’altra parte le statistiche parlano di un elettore repubblicano su due che possiede un’arma. I democratici sono uno su cinque. Gli effetti di tutto ciò sono evidenti nella rilettura dei fatti di Uvalde.

Usa: come Democratici e Repubblicani hanno vissuto la tragedia di Uvalde

Come nazione, nel nome di Dio, ci dobbiamo domandare quando ci opporremo alla lobby delle armi. Vogliamo rassegnarci a queste carneficine? Sono esausto di tutto questo. Perché continuiamo a permetterlo? Non potete dirmi che non possiamo interrompere tutto questo, dobbiamo agire per trasformare il dolore in iniziative“. Queste le dolenti parole con cui il presidente Usa, Joe Biden, ha commentato la vicenda. “Troviamo il coraggio di intervenire. La misura è colma, bisogna regolamentare il possesso di armi“, gli ha fatto eco la vicepresidente Kamala Harris. L’impressione, però, è che anche la tragedia di Uvalde possa cambiare poco la cultura che tanti cittadini statunitensi sentono propria.

Foto | Pixabay | royharryman

Lo dimostrano le pronte proposte che importanti esponenti texani del Partito Repubblicano hanno già formulato. Uno di essi è Ted Cruz, celebre senatore che contese la candidatura a presidente di Donald Trump nelle primarie del 2016. “Media e Democratici strumentalizzano questi episodi – ha affermato –. Ma limitare i diritti costituzionali dei cittadini che negli Usa rispettano la legge non funziona. E nemmeno previene i crimini. Casomai lo strumento più efficace è fornire più armi a chi protegge i bambini nelle scuole“.

Ancora oltre è andato Ken Paxton, Procuratore generale del Texas. “Vorrei che i cittadini fossero armati, ma addestrati. Quando succedono fatti simili, devono saper reagire. E quando una persona cattiva agisce, non possiamo fermarla. Perciò la migliore strategia è fornire armi agli insegnanti e prepararli a rispondere in modo tempestivo“, è la sua lettura dopo i fatti di Uvalde. Nel frattempo buona parte degli Usa ha riversato sui social una pioggia di critiche all’indirizzo del governatore Greg Abbott. Non per il sentito cordoglio che ha manifestato dopo la tragedia, bensì per un suo vecchio tweet del 2015. “Che imbarazzo. Il Texas è al secondo posto per gli acquisti di nuove armi dietro alla California. Texani, alziamo il ritmo“, scrisse.

Foto | Pixabay | Norm_Bosworth

Non si può dimenticare che gli Usa hanno dovuto tollerare undici sparatorie nelle scuole solo negli ultimi 23 anni, e piangere le rispettive vittime. A Columbine, nel Colorado, un 18enne e un 17enne uccisero 12 compagni di scuola e un insegnante il 20 aprile 1999. Si tratta del fatto di cronaca più noto, che Michael Moore portò anche al cinema. Scie di sangue anche in Virginia, il 16 aprile 2007, in Connecticut, il 14 dicembre 2012, in Oregon, il 1° ottobre 2015, ancora in Texas, il 18 maggio 2018, in California, il 14 novembre 2019, e in Michigan, il 30 novembre 2021. Il maggior numero di vittime arrivò nella scuola elementare Sandy Hook di Newton, Connecticut, il 14 dicembre 2012. In quel caso il numero delle vittime arrivò a 28.

Marco Enzo Venturini

Giornalista pubblicista dal 2018, entrare nell'albo è stato contemporaneamente un traguardo e una nuova partenza di una rincorsa iniziata sei anni prima scrivendo per diverse realtà editoriali sul suolo nazionale. O forse già quando, a cinque anni, il mio gioco preferito era una vecchia macchina da scrivere di famiglia. Appassionato di politica, geografia, cinema e sport, oltre che della lingua italiana: mi piace provare a scrivere ciò che vorrei leggere.

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