MONDO

Le testimonianze di chi è riuscito a lasciare l’Afghanistan per l’Italia

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Tre testimonianze di cittadini afghani giunti in Italia nei giorni scorsi e che sono attualmente in quarantena presso la base logistica dell’Esercito a Roccaraso. Il primo è un ufficiale della polizia afgana che ha studiato presso l’accademia militare di Modena. Le altre testimonianze sono di due  persone di etnia hazara che sono rientrati in Italia con le loro famiglie.

Le testimonianze del poliziotto addestrato in Italia degli hazari

Il poliziotto afghano, formatosi nell’accademia militare di Modena, racconta le ultime ore vissute in Afghanistan. “Da subito ci siamo resi conto della minaccia per le nostre famiglie, un incubo”, racconta. “Un gruppo armato è venuto a cercarmi a casa, così ho deciso di contattare l’Ambasciata italiana che mi ha evacuato”. E conclude: “I talebani non sono cambiati, il loro atteggiamento verso le donne, i bambini e le scuole non è cambiato“. Il poliziotto ha mantenuto segreta la sua identità per ragioni di sicurezza.

Da 15 anni vivo in Italia, ero tornato in Afghanistan per prendere la mia famiglia, ma sono riuscito a portare via solo mia moglie e mio figlio”, racconta l’altro testimone. “Non potevo avere i documenti necessari per il loro espatrio perché i funzionari degli uffici sono corrotti e mi chiedevano soldi. Non li avevo, e così sono stato costretto a restare in Afghanistan finché sono arrivati i talebani”, spiega il cittadino afghano.

Vivo in Italia, sono andato in Afghanistan per recuperare mia moglie quando ho saputo che stavano tornando i talebani. Ho paura di loro. Né donne, né giovani saranno più al sicuro con i talebani”, racconta l’altro. “Sono arrivato tardi e non sono riuscito a fare i documenti perché c’era una situazione di caos”, spiega. “Ci sono tante persone ancora là che hanno bisogno di essere salvate”, aggiunge. “Grazie Italia”, concludono entrambi.

Il ponte aereo con l’Afghanistan

La Difesa ha messo in campo per l’operazione Aquila Omnia, pianificata e diretta dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), comandato dal Generale Luciano Portolano. Otto aerei, quattro KC767 che si alternano tra l’area di operazione e l’Italia e quattro C130J, questi ultimi dislocati in Kuwait, da cui parte il ponte aereo per Kabul. Su disposizione del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, sono oltre 1500 i militari italiani del Comando Operativo di Vertice Interforze impegnati  in questa complessa operazione per il ponte aereo Roma-Kabul.

 

Redazione

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