Si è conclusa la delicata, quando complicata, missione di salvataggio dei quasi 150 connazionali intrappolati a Khartoum. In Sudan, infatti, da nove giorni è in atto un conflitto molto violento tra esercito e paramilitari, che ha portato diversi altri Paesi ad evacuare i loro concittadini. Tra morti e migliaia di feriti, già nella serata di domenica 23 aprile era decollato il primo C-130 italiano, con direzione Gibuti: a bordo la maggior parte degli italiani che avevano chiesto di lasciare il Sudan. Altri 40 sono partiti più tardi, grazie anche alla collaborazione delle forze armate spagnole. Nella stessa serata, anche l’ambasciatore Michele Tommasi ha lasciato Khartoum, seguito da del personale militare.
“Dopo una giornata di trepidante attesa, tutti i nostri connazionali in Sudan che hanno chiesto di partire sono stati evacuati. Con loro ci sono anche cittadini stranieri. L’Italia non lascia nessuno indietro“, ha dichiarato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, congratulandosi con coloro che hanno partecipato all’operazione. “Voglio ringraziare tutti coloro che hanno partecipato a questa operazione così difficile, in piena zona di combattimento, il mio plauso va al ministro degli Esteri Antonio Tajani e all’Unità di crisi della Farnesina, al ministro della Difesa Guido Crosetto, al Sottosegretario Alfredo Mantovano, al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Giuseppe Cavo Dragone, al comandante del Covi, il generale Francesco Paolo Figliuolo, al nostro ambasciatore in Sudan, Michele Tommasi, ai Servizi di Sicurezza. Voglio rinnovare anche in questa occasione il mio appello alla fine della guerra, all’apertura di un negoziato che conduca a un governo a trazione civile, il Sudan ha bisogno di pace”.
Parole a cui hanno fatto seguito quelle del ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale ha riferito che,”se le cose andranno per il verso giusto, contiamo di avere i nostri connazionali domani in Italia”, ossia lunedì 24 aprile. Punto di raccolta per tutti, ha aggiunto il ministro, è stata l’ambasciata d’Italia, sempre operativa.
L’Italia, tuttavia, non è l’unico Paese ad aver evacuato i propri connazionali. Come già annunciato da Joe Biden, presidente degli Stati Uniti, gli Usa hanno dovuto chiudere l’ambasciata e, successivamente, evacuare tutto il personale diplomatico con un aereo militare. Mentre il Regno Unito ha evacuato il personale della propria ambasciata, la Francia ha portato in salvo cento persone: altre cento sono pronte ad essere evacuate. A questi due Paesi si aggiungono anche Germania, Belgio e Olanda. La Spagna, infine, ha evacuato 100 persone nella serata di domenica 23 aprile: sul volo erano presenti 30 spagnoli, e altre 70 persone di nazionalità differente.
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