Scene di disperazione a Shanghai. Dal 28 marzo nella metropoli cinese vige un rigido lockdown per l’aumento dei casi di Covid-19 in città. In virtù della cosiddetta “strategia zero (contagi)”, infatti, circa 26 milioni di residenti si trovano in isolamento e alcuni hanno scelto di trascorrerlo direttamente sul luogo di lavoro attrezzandosi con delle tende da campeggio in ufficio.
Le autorità sanitarie avevano garantito che la quarantena di massa sarebbe terminata tre giorni fa, martedì 5 aprile. La crescita dei casi – oggi 20.398 nuovi positivi, di cui 824 sintomatici – ha però indotto i funzionari a prolungare il lockdown, spiazzando di fatto i cittadini, del tutto impreparati a questa evenienza. Tanto che molti hanno iniziato a manifestare il proprio dissenso replicando scene simili a quelle vissute in Italia durante le chiusure di marzo-maggio 2020. Come dimostrano alcuni video che circolano in rete, in particolare sul social Weibo, in molti si sono affacciati sui balconi delle proprie abitazioni per protestare e cantare: ecco perché.
In particolare, a fare da motore alle proteste dei cittadini di Shanghai vi è la preoccupazione per le scorte alimentari che scarseggiano. A causa dell’inatteso prolungamento delle chiusure, infatti, molti residenti della metropoli non hanno provveduto ad acquistare nuovi viveri perché convinti che presto sarebbero tornati alla propria vita quotidiana.
Ma così non è stato. La situazione sarebbe ancora più critica alla periferia di Shanghai, come dimostrano alcuni dei commenti sui social. “Volete far morire di fame la gente di Baoshan?”, scrive ad esempio un residente del distretto a Nord della città. Altri problemi, rilevano alcuni osservatori, riguardano poi gli indigenti, gli anziani o le persone invalide, che già in condizioni normali soffrono l’emarginazione.
Secondo alcune testimonianze, inoltre, le difficoltà nel reperimento dei beni alimentari interessano anche il personale medico-sanitario impegnato in città nella lotta al virus. “Le forniture sono solo per i residenti di Shanghai? – denuncia in un video sulla piattaforma Douyin un’operatrice volontaria –. Da esterna posso fare la volontaria, ma perché non vengono assegnate delle scorte anche a noi?”.
E in alcuni casi la disperazione sfocia in rabbia. Come riporta il quotidiano britannico The Guardian, infatti, sui social cinesi circola un video (la cui veridicità non è però verificabile) che ritrae un uomo mentre, al telefono, sbotta e urla presumibilmente contro le autorità locali. Immagini che hanno attirato l’attenzione anche di associazioni e osservatori dei diritti umani.
Nella rigida “strategia zero” cinese rientra infine l’uso di droni dotati di altoparlanti per lanciare messaggi alla popolazione in isolamento. Messaggi che, in alcuni casi, sembrano più dei veri e propri “altolà”, tanto che la voce registrata spesso intima alle persone di non affacciarsi sui balconi, di rientrare all’interno delle proprie abitazioni, di rispettare le regole anti Covid. E perfino di non cantare.
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