La Corte Costituzionale polacca ha stabilito che ogni sentenza o atto normativo dell’Unione Europea deve essere conforme alla legge polacca, per essere applicato in Polonia. La sentenza comporta così che il Paese non riconosce più la supremazia delle leggi europee su quelle polacche. Ovvero uno dei princìpi fondativi dell’Unione Europea.
La decisione della Corte Costituzionale polacca non ha precedenti nella storia del nostro continente ma è solo l’ultimo passaggio di una contesa giudiziaria che prosegue da alcuni anni fra l’Unione Europea e la Polonia. La Corte Costituzionale polacca aveva già preso una decisione simile a luglio. Ma allora riguardava una specifica sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il principale organo giudiziario dell’Unione. La sentenza di giovedì 7 ottobre riguarda in maniera più ampia il Trattato sull’Unione Europea. aggiornato l’ultima volta nel 2007. Gli articoli 1 e 19, che stabiliscono la supremazia del diritto comunitario su quello nazionale in certi ambiti, sarebbero incompatibili con la legge polacca. “Nel sistema giuridico polacco il Trattato sull’Unione Europea è subordinato alla Costituzione. E come ogni norma del sistema polacco deve essere conforme”, si legge nelle motivazioni della sentenza, in un passaggio tradotto da Reuters.
“È una rivoluzione, dal punto di vista legale”, ha detto al Guardian René Repasi, che insegna diritto dell’UE all’università di Rotterdam. “È vero che la Corte Costituzionale non è indipendente. ma questo è il passaggio più vicino a un’uscita ‘giudiziaria’ dall’Unione Europea mai compiuto da un tribunale nazionale”. EuObserver nota che la decisione della Corte Costituzionale sarà legalmente vincolante solo quando sarà pubblicata dalla gazzetta ufficiale del governo polacco. Il quale, forse, nel frattempo spera di trovare un accordo più ampio con la Commissione Europea. Non è ancora chiaro, però, quale strategia intenda seguire la Commissione, che si è limitata a definirsi “seriamente preoccupata”. Con la sentenza del suo Tribunale Costituzionale, la Polonia compie un passo deciso verso quella che alcuni analisti di diritto comunitario chiamano “Polexit legale”: il Paese resta membro dell’Unione europea, ma scivola fuori dalla cooperazione a livello giudiziario, uno dei cardini dell’Ue.
In Italia, da una parte c’è il Partito Democratico, con il segretario Enrico Letta che parla di un “attacco alle fondamenta della struttura giuridica della costruzione dell’Ue. Il sovranismo antieuropeo non è slogan e folklore come qualcuno pensa. È un ritorno indietro. Sbagliato e pericoloso. Che va combattuto”. Dall’altra la fronda nazional-populista che invece si schiera a difesa del governo di Varsavia. Da Claudio Borghi (Lega) che definisce la decisione del tribunale “sacrosanta”. fino a Giorgia Meloni, alleata del PiS all’interno del gruppo dei Conservatori (Ecr), che paragona la scelta del tribunale polacco a quella della Corte costituzionale tedesca. Anche se clausola di supremazia tedesca, alla quale si riferisce, prevede solo la superiorità del diritto federale su quello statale (dei singoli Land), senza mai fare riferimento ai regolamenti e ai Trattati europei.
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