Notte di passione in Polonia, dove migliaia di persone si sono radunate nella capitale Varsavia per protestare contro una decisione del governo tanto attesa quanto temuta. Il divieto di aborto è infatti entrato in vigore nel Paese. “La Corte costituzionale ha presentato una motivazione scritta della sentenza sulla protezione della vita. Conformemente ai requisiti costituzionali, la sentenza è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale“, ha fatto sapere infatti il governo.
La protesta è iniziata proprio davanti alla sede della Corte costituzionale a Varsavia, con fumogeni, striscioni e bandiere arcobaleno. La carovana dei manifestanti pro aborto si è quindi spostata di fronte alla sede del partito Legge e Giustizia (PiS), la formazione ultra-cattolica di estrema destra che al momento detiene il potere in Polonia. Le manifestazioni sono state organizzate dal gruppo di protesta ‘Women’s Strike’ e si sono diffuse in altre venti città del Paese.
La Corte costituzionale in Polonia è attualmente a fortissima trazione conservatrice dopo essere stata di fatto riformata dall’attuale governo. Il suo intervento sull’aborto risale allo scorso 22 ottobre, quando definì l’interruzione volontaria di gravidanza “incompatibile con la Costituzione” addirittura in presenza di gravi malformazioni del feto. Tale soluzione è quindi ora concessa solo in caso di stupri, rapporti incestuosi o se la vita della madre è seriamente a rischio.
Le proteste si erano diffuse a macchia d’olio sin da subito, inducendo il governo della Polonia a ritardare la promulgazione di quanto sancito dalla Corte. Quindi la pubblicazione della sentenza, avvenuta il 27 gennaio e di conseguenza entrata definitivamente in vigore.
La Polonia è da sempre uno dei Paesi più cattolici d’Europa e già prima di questa decisione della Corte costituzionale era accreditata di una delle leggi sull’aborto più restrittive del continente. I dati ufficiali parlano di meno di duemila interruzioni legali di gravidanza all’anno, ma le organizzazioni femministe spiegano che in realtà ne avvengono 200 mila. Con le donne polacche costrette a procedere illegalmente o a recarsi all’estero.
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