MONDO

Pavel Durov, perché il fondatore di Telegram è stato arrestato?

Al momento dell’arresto, il Ceo si trovava a bordo del suo jet privato, atterrato sul suolo francese dopo essere decollato dall’Azerbaijan

Libertà: è questa la parola d’ordine che ha guidato Pavel Durov nella creazione dell’app di messaggistica istantanea Telegram. Il miliardario 39enne, nato a Leningrado ma cresciuto a Torino, ha voluto mettere a disposizione di tutti una piattaforma priva di una moderazione stringente, protetta dalla crittografia end-to-end (che consente solo al mittente e al destinatario di accedere ai messaggi scambiati) e capace di garantire l’anonimato degli utenti (d’altronde è possibile iscriversi senza nemmeno fornire il proprio numero di telefono). La ricerca della libertà assoluta ha però trasformato Telegram in un paradiso per le attività criminali, dallo spaccio di droga alla vendita di armi, e nel corso degli anni Durov ha fatto ben poco per cambiare le cose, rifiutandosi talvolta anche di collaborare con le forze dell’ordine e di rimuovere dei contenuti potenzialmente dannosi. È stata proprio questa condotta a portare al suo arresto in Francia, avvenuto sabato 24 agosto.

L’arresto di Durov

Il motto nazionale della Repubblica Francese è “Liberté, Égalité, Fraternité”. L’accezione data al primo termine (libertà) è però diversa da quella di Durov: l’articolo 4 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, testo giuridico elaborato durante la Rivoluzione francese, stabiliva infatti che “la libertà consiste nel potere di fare ciò che non nuoce ai diritti altrui”. In altre parole, non si può essere davvero liberi senza mettere dei limiti ai comportamenti che possono danneggiare la comunità nel suo complesso.

Il logo di Telegram | Pixabay @Victoria – Newsby.it

Queste visioni diverse del concetto di libertà possono sembrare astratte, ma in realtà conoscerle è molto utile per comprendere le dinamiche dietro all’arresto di Durov, che si è svolto presso l’aeroporto di Le Bourget, nelle vicinanze di Parigi. Il Ceo di Telegram è stato accusato dalla magistratura francese di essere complice delle attività illegali rese possibili dal regolamento “di manica larga” presente sulla piattaforma di messaggistica istantanea. Al momento dell’arresto, Durov si trovava a bordo del suo jet privato, atterrato sul suolo della Francia dopo essere decollato dall’Azerbaijan.

Durov e i suoi rapporti burrascosi con la Russia

In seguito all’arresto di Durov, l’ambasciata russa a Parigi ha chiesto di poter incontrare il miliardario e, in seguito al rifiuto ricevuto, si è lamentata della scarsa collaborazione dimostrata dal governo francese. Per quanto il fondatore di Telegram sia nato in Russia, il suo legame con il Paese natio non è mai sembrato particolarmente forte. Dopo aver trascorso buona parte dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, Durov è tornato in Russia nel 2001, dove si è laureato con lode all’Università di San Pietroburgo con una tesi in filologia e, nel 2006, ha contribuito alla fondazione del social media VKontakte (in seguito noto come VK), da molti ritenuto la versione russa di Facebook. Nel 2014, dopo essersi rifiutato di consegnare a un’agenzia di intelligence russa i dati degli utenti ucraini legati al movimento di protesta Euromaidan, l’imprenditore ha lasciato la Russia e da allora non ha più voluto fare ritorno nel Paese.

Tuttavia Telegram in Russia ci è arrivata eccome ed è diventata una delle applicazioni più popolari, non solo tra le persone comuni, ma anche all’interno dell’esercito e negli ambiti istituzionali. I militari la usano per coordinarsi tra loro durante le operazioni e farne a meno sarebbe quasi impensabile. Non stupisce quindi che, nonostante Durov abbia tagliato i ponti con il suo Paese di origine, diversi politici e media russi abbiano criticato la Francia per il suo arresto.

La dichiarazione di Telegram

In seguito all’arresto di Durov, Telegram ha pubblicato una nota ufficiale nella quale ha dichiarato di rispettare tutte le leggi europee e di applicare una moderazione dei contenuti che rientra negli standard del settore delle app di messaggistica istantanea e che è in costante miglioramento. Ha poi sottolineato che il CEO non ha nulla da nascondere e viaggia spesso in Europa. Nella dichiarazione non manca una critica alle accuse mosse dalla magistratura francese, ritenute assurde. Telegram, infatti, non crede che una piattaforma o il suo fondatore possano essere ritenuti responsabili delle violazioni al regolamento portate avanti da parte dell’utenza. “Quasi un miliardo di persone in tutto il mondo usa Telegram per comunicare e informarsi”, ha ricordato l’azienda, che ha poi concluso la nota auspicando una rapida risoluzione del caso.

Alessandro Bolzani

Cresciuto a pane e libri, nutro da sempre una profonda passione per la scrittura e il mondo dei media. Dal 2018 sono redattore (o copywriter, come dicono quelli bravi) per alcuni grandi editori italiani occupandomi principalmente di salute e benessere, scienze e tecnologia. Nel 2019 ho debuttato come autore con il romanzo urban fantasy "I guardiani dei parchi", edito da Genesis Publishing.

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