Il Premio Nobel per la Letteratura 2020 è stato assegnato alla poetessa statunitense Louise Glück. L’Accademia di Svezia ha voluto premiarla “per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende l’esistenza individuale universale”.
Louise Glück ha 77 anni ed è una stimatissima poetessa negli Stati Uniti, già vincitrice di vari premi prestigiosi. Nata a New York, ha origini ebraico-ungheresi e insegna letteratura inglese all’Università di Yale. Nel 1993 vinse il premio Pulitzer della poesia con la raccolta di poesie L’iris selvatico; nel 2014 il National Book Award, un altro importante premio letterario americano. Ha scritto 12 raccolte di poesie, oltre a varie raccolte di saggi di critica letteraria. In italiano è stata pubblicata di recente, all’inizio dell’anno, la sua decima raccolta di poesie, Averno, che era uscita negli Stati Uniti nel 2006. Contiene una riscrittura del mito greco di Persefone. A pubblicarla è stata la Libreria Dante & Descartes di Napoli, che ha anche una piccola attività come casa editrice.
La mitologia greca in generale è uno dei temi ricorrenti delle sue opere (altri personaggi che vi sono citati sono Didone ed Euridice, come Persefone donne tradite), oltre all’infanzia, e ai rapporti familiari, in particolare con genitori e fratelli e sorelle, e al rapporto con la natura. In L’iris selvatico le poesie sono “ambientate” in giardini dove a parlare sono i fiori.
In uno dei saggi della fresca vincitrice del Nobel per la Letteratura, contenuto in Proofs & Theories: Essays on Poetry, del 1994, ha raccontato della sua esperienza con l’anoressia da giovane. Come ha spiegato Anders Olsson, presidente del comitato che le ha assegnato il Nobel, “non negherebbe mai l’importanza del contesto autobiografico nelle sue opere, ma non deve essere considerata una poetessa confessionale”, come ad esempio sono Sylvia Plath e Anne Sexton, anche se proprio un poeta confessionale, Robert Lowell, è considerato tra quelli che più l’hanno influenzata dai critici.
Un’altra caratteristica di Glück è che nelle sue opere spesso non c’è nulla che indichi il genere o altri caratteri identitari che descrivono il soggetto della poesia. È una di quegli autori a cui non piace essere identificati all’interno di una specifica categoria: come donna, o di origine ebraica.
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