K-pop, gli idoli dei giovani Bts nei guai: la Cina li attacca

K-pop che è ascoltatissimo anche in Cina, ecco perché le parole del leader della band, RM, hanno fatto discutere: "Sono filoamericani, non dategli un soldo"

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Bts, K-Pop
newsby Marco Enzo Venturini14 Ottobre 2020


Si chiamano Bts e sono l’ultima sensazione del K-pop, la musica leggera della Corea del Sud divenuta fenomeno mondiale grazie soprattutto alle recenti influenze della dance elettronica e all’esplosione nel 2012 di Psy e la sua ‘Gangnam Style’. Ora però gli ultimi grandi esponenti di questo genere in inarrestabile espansione sono finiti nel mirino nientemeno che della Cina.

I Bts hanno infatti raccolto qualcosa come 101 milioni di visite su YouTube in appena 24 ore grazie alla loro nuova ‘Dynamite’. Motivo per cui si sono meritati un ennesimo evento internazionale a New York. E proprio qui dal K-pop si è passati quasi immediatamente alla politica. Con le parole del leader della band, RM (acronimo per Rap Monster), che hanno riesumato la dolorosissima ferita della Guerra di Corea.

RM, nato Kim Nam-joon, è infatti noto non solo come brillante esponente del K-pop ma anche per diverse polemiche politiche a sfondo storico che è solito sollevare. Il leader dei Bts ha infatti voluto sottolineare la “storia di sofferenza comune” tra gli Stati Uniti e il suo Paese in occasione della Guerra di Corea. Conflitto dolorosissimo e che falcidiò la penisola settant’anni fa (iniziò nel 1950, per finire nel 1953).

Non dimenticheremo mai il sacrificio di tanti uomini e donne delle nostre due nazioni“, sono state le parole di RM. E la Cina non ha potuto che notare le sue dichiarazioni, in un Paese in cui gli idoli del K-pop vantano qualcosa come cinque milioni di follower sul social network Weibo. Esternazione che non è certo caduta nel vuoto, visto che contrapposta agli americani in quel sanguinoso conflitto c’era proprio la Cina.

I Bts hanno mancato di rispetto alla Cina“. “I Bts non devono più guadagnare soldi cinesi“. “Nessun idolo musicale viene prima della Patria“. Questi solo alcuni tra i commenti che sono rimbalzati sul web dopo simili parole. “I Bts negano la storia“, afferma addirittura il quotidiano di Pechino ‘Global Times’. E ora gli idoli del K-pop rischiano di perdere addirittura importanti contratti pubblicitari in patria, con le aziende di Seoul spaventate da possibili rappresaglie provenienti da Pechino.


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