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Giornata della Vittoria, Putin non invita nessuno: snobba pure Lukashenko

Si preannuncia una parata sottotono quella del 9 maggio a Mosca in occasione della Giornata della Vittoria. Come riporta la Tass, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha infatti annunciato che alle celebrazioni di quest’anno non parteciperà alcun leader straniero.

“Non abbiamo invitato nessun leader straniero a partecipare alle celebrazioni per la Giornata della Vittoria – ha detto alla stampa –. Il fatto è che non sarà una giornata di festa. Questa è la nostra festa nazionale, un giorno sacro per la Russia e per tutto il popolo russo. Non abbiamo invitato alcun leader straniero”, ha ribadito. Nemmeno gli “amici”. Ovvero i capi di governo e di Stato dei principali Paesi alleati della Russia di Vladimir Putin, soprattutto nell’Europa dell’Est.

Giornata della Vittoria, quanto pesa la guerra in Ucraina sulla parata?

Ogni anno, il 9 maggio, la Russia celebra la capitolazione della Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale e la conseguente vittoria dell’Armata Rossa sovietica. A far fede è la data della firma della resa da parte del Feldmaresciallo generale Wilhelm Keitel avvenuta l’8 maggio a Berlino (già il 9 maggio a Mosca). Questa celebrazione è diventata festa nazionale in Russia solo a partire dal 1965.

Foto Wikimedia Commons | kremlin.ru (CC BY-SA 4.0)

Quest’anno, dunque, alla Giornata della Vittoria saranno assenti anche il neo rieletto presidente serbo Aleksandar Vucic e perfino quello bielorusso, Aleksandr Lukashenko, noto amico dello Zar. A precisa domanda, Peskov ha risposto che “per quanto ne so, no”, Lukashenko “non ha in programma” di venire a Mosca. Bisogna ricordare che la Bielorussia è stata una delle sole cinque nazioni a votare contro la risoluzione dell’Onu per l’invasione dell’Ucraina.

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Ed è proprio la guerra in Ucraina l’indiziata numero uno dell’assenza di altri leader al fianco di Putin. Come peraltro è già avvenuto in passato. Nel 2015, ad esempio, per il 70esimo anniversario della vittoria sovietica alla parata parteciparono soltanto 25 dei 68 capi di governo o di Stato invitati dal Cremlino, alcuni dei quali molto controversi. Come ad esempio il leader cinese Xi Jinping, quello venezuelano Nicolás Maduro e gli allora presidenti di Zimbabwe e Sudafrica, Robert Mugabe e Jacob Zuma.

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Molti altri, invece, “snobbarono” l’invito di Putin. A partire dall’ex premier greco Alexis Tsipras, che Mosca sperava di avere come unico rappresentante europeo. I principali leader occidentali declinarono l’invito di Putin per la Giornata della Vittoria proprio in segno di protesta contro il ruolo della Russia in Ucraina. All’epoca Peskov si affrettò a precisare che tutti avevano “altri impegni”; compreso Lukashenko, impegnato nell’organizzare un’analoga parata a Minsk.

Foto Wikimedia Commons | kremlin.ru (CC BY-SA 4.0)

Emblematico fu infine il ruolo dell’ex presidente ucraino Petro Poroshenko. Secondo la versione del Cremlino, non fu nemmeno invitato; mentre lui scelse di partecipare il giorno prima alle celebrazioni europee per la vittoria degli Alleati nella Seconda guerra mondiale. “Per l’Europa è un giorno di memoria dei caduti – disse Poroshenko –. A Mosca ci sarà la sfilata delle armi che la Russia utilizza oggi nel Donbass”.

Alessandro Boldrini

Classe 1998, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione alla Statale di Milano, sono giornalista pubblicista dal 2019. Mi occupo di cronaca nera, giudiziaria e inchieste sulla criminalità organizzata. Ho mosso i primi passi nella cronaca locale, fino a collaborare con il quotidiano statunitense The Wall Street Journal. Sono un attivista antimafia e partecipo come relatore ad assemblee pubbliche sul tema al fianco di magistrati ed esperti del settore. Amo il calcio, la musica, il cinema e la fotografia.

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