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MONDO

Gino Strada e l’Afghanistan: un filo conduttore fino alle ultime parole

Gino Strada e l’Afghanistan. Un lungo filo conduttore quello del compianto fondatore di Emergency, che nel corso degli anni ha avuto un ruolo fondamentale nel raccontare all’Italia una situazione che qualcuno intuiva ma molti hanno inquadrato meglio grazie alle sue battaglie.

Dalle missioni per la Croce Rossa alle bandiere arcobaleno

Già ai tempi in cui lavorava per la Croce Rossa, Gino Strada fu operativo anche in Afghanistan tra le varie zone del Pianeta in guerra dove prestò servizio. Proprio quell’esperienza fu fondamentale per la fondazione di Emergency. Ma nonostante le sue missioni abbiano riguardato moltissime aree del Pianeta in stato di guerra, la Repubblica Islamica dell’Asia centrale ha concentrato una fetta importante delle sue attività.

Occorre ricordare ciò che avvenne nei primi anni Duemila, quando l’amministrazione di George W. Bush dichiarò guerra ad al-Qaida e i gruppi talebani dando il via a un conflitto in Afghanistan che dal 2001 ad oggi non si è mai realmente concluso. L’intervento della Nato in appoggio agli Usa provocò l’invio a Kabul anche di truppe italiane, con Gino Strada che si fece portavoce delle proteste nostrane. In quegli anni apparvero sui balconi di tantissimi italiani le bandiere arcobaleno, a simboleggiare la pace. Emergency e Gino Strada ebbero un ruolo centralissimo in quelle pacifiche proteste.

Sull’Afghanistan le ultimissime parole di Gino Strada

Ma ci fu anche altro. Il 5 marzo 2007, infatti, l’esperto di politica estera de ‘La Repubblica’ Daniele Mastrogiacomo fu sequestrato tra Kandahar e Lashkargah. La vicenda lasciò con il fiato sospeso l’opinione pubblica nostrana, e proprio i canali messi a disposizione da Gino Strada e la sua ‘Emergency’ (da anni integrata nel territorio), agevolarono le trattative per il rilascio. Che avvenne il 19 marzo.

E non sembra un caso il fatto che proprio nel giorno della morte di Gino Strada, ‘La Stampa’ abbia pubblicato un suo articolo. A posteriori, l’ultimo della sua vita. Argomento: l’Afghanistan. Paese in cui l’attivista ha ricordato di aver vissuto per sette anni, vedendo con i propri ciò che nel tempo è successo. “Ho visto aumentare il numero dei feriti e la violenza, mentre il Paese veniva progressivamente divorato dall’insicurezza e dalla corruzione. Dicevamo 20 anni fa che questa guerra sarebbe stata un disastro per tutti. Oggi l’esito di quell’aggressione è sotto i nostri occhi: un fallimento da ogni punto di vista“.

Ci sono delle persone che in quel Paese distrutto cercano ancora di tutelare i diritti essenziali. Ad esempio, gli ospedali e lo staff di Emergency – pieni di feriti – continuano a lavorare in mezzo ai combattimenti, correndo anche dei rischi per la propria incolumità: non posso scrivere di Afghanistan senza pensare prima di tutto a loro e agli afghani che stanno soffrendo in questo momento, veri eroi di guerra“. Queste sono state le ultime parole di Gino Strada. E non poteva esserci messaggio più simbolico di questo, per un uomo che fino all’ultimo respiro ha portato avanti la sua grande, difficilissima missione.

Marco Enzo Venturini

Giornalista pubblicista dal 2018, entrare nell'albo è stato contemporaneamente un traguardo e una nuova partenza di una rincorsa iniziata sei anni prima scrivendo per diverse realtà editoriali sul suolo nazionale. O forse già quando, a cinque anni, il mio gioco preferito era una vecchia macchina da scrivere di famiglia. Appassionato di politica, geografia, cinema e sport, oltre che della lingua italiana: mi piace provare a scrivere ciò che vorrei leggere.

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