Expo Dubai 2020, il futuro della Terra passa anche dalla ‘desert farm’

Creare risorse solo con acqua salata e luce del Sole: un gruppo di studiosi dell'ICBA ha presentato un'idea potenzialmente rivoluzionaria

newsby Lorenzo Sassi6 Dicembre 2021



Sostenibilità non significa solo nuove risorse energetiche o raggiungimento della carbon neutrality. Sostenibilità, tema cardine di Expo Dubai 2020 sintetizzato al meglio dal concept della ‘desert farm’, significa anche nuove colture e una concezione differente di flora e fauna.

In questo senso risulta importante valorizzare tutte quelle piante e quegli animali che domani, in un contesto di depauparamento delle materie prime (siano esse anche nutritive), potrebbero risultare esiziali per la sopravvivenza della specie umana.

‘Desert farm’, trasformare il deserto in fonte di vita

Il progetto della ‘fattoria nel deserto’ è illustrato, senza risparmiare dettagli, all’interno di un padiglione dedicato di Expo Dubai 2020, curato dagli studiosi del Centro di agricoltura biosalina degli Emirati Arabi Uniti (ICBA).

Il padiglione riflette appieno il ruolo e gli sforzi degli esperti emiratini nell’assicurare la sostenibilità alimentare anche nel deserto, utilizzando solo acqua salata ed energia solare. Come descritto all’interno del padiglione, La ‘desert farm’ è in grado di dar vita a pesci e piante da inserire nella catena alimentare. Risorse, dunque, utili tanto per l’uomo quanto per gli animali. Inoltre, la produzione si può convertire in biocarburanti, trasformando il deserto in fonte di energia.

Expo Dubai 2020, il rapporto fra uomo e natura attraverso ‘Man’ di Amanda Parer


Il rapporto fra l’uomo e la natura trova esempi particolari, a Expo Dubai 2020, anche in maniera più astratta. Fra i padiglioni dell’esposizione universale è stata presentata infatti l’opera ‘Man’, a firma di Amanda Parer.

L’installazione è una trasposizione in chiave contemporanea del famoso ‘Pensatore’ di Rodin. Si tratta di un manichino gonfiabile alto 12 metri. Lo studio di Parer è solito creare installazioni in larga scala. L’idea è che le dimensioni importanti delle opere suscitino un senso di meraviglia in chi guarda, così da far sorgere negli osservatori domande esistenziali circa il rapporto tra uomo e natura.

Domande che altrimenti i visitatori non si sarebbero posti nel contesto in cui si trova l’opera.

 


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