L’Unione Europea non è mai stata così divisa. Dopo le polemiche dei giorni scorsi per i 12 Stati membri che chiedono di costruire barriere anti migranti alle frontiere, arrivano nuovi grattacapi per l’Ue. Due dei Paesi del fronte dell’Est – Ungheria e Polonia – hanno infatti intrapreso una battaglia legale davanti ai giudici della Corte di giustizia europea contro il meccanismo di condizionalità che potrebbe privarle dei fondi comunitari.
Si tratta di un caso senza precedenti, che segna l’escalation delle tensioni fra Varsavia e Bruxelles. Tensioni così accese che la Polonia sta infatti valutando di seguire l’esempio del Regno Unito e di lasciare l’Unione, della quale fa parte dal 2004. Il dispositivo contestato consente di sospendere o ridurre l’erogazione dei finanziamenti a un Paese in caso di violazioni dei principi dello Stato di diritto.
Come ad esempio un’insufficiente lotta ai conflitti d’interesse o la mancanza d’indipendenza della magistratura. Violazioni che rischiano cioè di ledere o danneggiare gli interessi finanziari dell’intera Ue. Secondo Budapest e Varsavia, invece, l’Ue dovrebbe limitarsi al rispetto dei trattati internazionali monitorando il rispetto dello Stato di diritto senza interventi diretti.
Secondo i due Stati membri, dunque, Bruxelles mette così in discussione la sovranità nazionale dei singoli Stati. Così la Polonia ha deciso di impugnare il meccanismo della “condizionalità” davanti ai giudici, chiedendone l’abrogazione. E l’Ungheria ha deciso di spalleggiarla in questa battaglia. La rappresentante polacca, Sylwia Zyrek, ha perfino contestato la legittimità stessa della Corte lussemburghese.
L’organo rappresenta infatti l’arbitro ultimo in caso di conflitto fra le istituzioni Ue e i 27. Ma, secondo Zyrek, il modo in cui gli Stati membri nominano i giudici “si discosta dal il principio della separazione dei poteri”. Il difensore ungherese, Miklos Zoltan Feher, ha invece escluso che ci possano essere dei collegamenti fra il bilancio comunitario ed eventuali violazioni dello Stato di diritto.
Il sistema di condizionalità, comunque, non è ancora stato utilizzato, nonostante le pressioni dei deputati della Commissione europea. Ma nel caso dovesse entrare in vigore, i primi indiziati sarebbero proprio Polonia e Ungheria, a causa delle loro continue controversie sullo Stato di diritto. Sul tema dovrà ora pronunciarsi la Corte di giustizia del Lussemburgo. La decisione, però, non arriverà prima di diversi mesi.
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