Il leader della sinistra brasiliana Luiz Inacio Lula da Silva torna alla presidenza per la terza volta dopo le vittorie del 2002 e del 2006. La certezza della vittoria per Lula è arrivata all’ultimo, con un punto percentuale a separare il leader del partito dei Lavoratori al 50,83% contro il 49,17% del presidente uscente Jair Bolsonaro del Partito Liberale, ovvero poco meno di due milioni di voti di differenza.
Il Tribunale superiore elettorale ha ufficializzato la vittoria, col 98,86% del totale delle sezioni scrutinate.
Il Paese ne è uscito spaccato al termine degli spogli per il ballottaggio delle presidenziali. Tra la felicità dei sostenitori dell’ex sindacalista e la tristezza, unita al silenzio di delusione, dei fan di Jair Bolsonaro. Al momento del verdetto caroselli di auto e moto, grida dalle finestre degli appartamenti, suoni di clacson e bandiere al vento hanno riempito le strade delle principali città. Non esente dai festeggiamenti anche Rio de Janeiro, la seconda metropoli più grande del gigante sudamericano, dove i cittadini in festa si sono riversati sulla spiaggia.
“Hanno cercato di seppellirmi vivo ma ho avuto un processo di resurrezione nella politica brasiliana. Sono qui per governare il Paese in un momento molto difficile, ma riusciremo a trovare le risposte”, ha dichiarato il presidente Luiz Inacio Lula da Silva nel suo primo discorso dopo la vittoria.
Nell’ultima campagna elettorale, Lula ha puntato tutto sulla nostalgia dei suoi governi, promettendo di “prendersi cura del popolo” e di ripetere l’impresa di debellare la fame che attanaglia i brasiliani.
Primo presidente di sinistra e primo operaio senza un diploma universitario a raggiungere la massima carica dello Stato, Lula, nato nel 1945 a Caetes, nello stato del Pernambuco, è stato eletto per la prima volta alla guida del Paese nel 2002, ed è stato poi riconfermato nel 2006. Durante il suo governo ha strappato alla fame milioni di persone con il programma di sovvenzioni “Bolsa Familia”, diventando un simbolo per la sinistra sudamericana e del mondo. Dal 2016 Lula è stato coinvolto in una serie di inchieste per corruzione, per la quale ha trascorso un anno e mezzo in prigione tra il 2018 e il 2019, perdendo i suoi diritti politici, tra cui la possibilità di candidarsi alle elezioni presidenziali di quattro anni fa.
La sua condanna è stata annullata nel 2021 dalla Corte suprema brasiliana.
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