Il vino della settimana: Podere Orto, Rosso 2018

Ci sono storie di piccoli vignaioli italiani che passano di bocca in bocca così tante volte e talmente vorticosamente che, come nel gioco del telefono senza fili, finiscono per esserne stravolte nel racconto di verità

article
Credit foto | Davide Lanzilao
newsby Monica Coluccia18 Marzo 2021


Simona De Vecchis ha sentito l’urgenza di riappropriarsi della sua storia, tante e tante volte raccontata anche e soprattutto da lei, e ne è venuto fuori “Amai – Storia di vigne, gatti e canotti” (Mamma Editori, Firenze, Ottobre 2019).

“Una raccolta di momenti preziosi, il ricordo di uomini e di donne, di un territorio di bellezza commovente, di un viaggio dentro se stessi”, afferma Giuliano Salesi, compagno di vita e di vigna di Simona, a Podere Orto Trivium.

Podere Orto

Podere Orto è una vita vissuta all’incrocio di tre strade nella frazione di Trevinano di Acquapendente, nel viterbese accerchiato tra i confini di Umbria e Toscana, affianco al polmone verde e incontaminato della Riserva Naturale del Monte Rufeno.

Una terra di mezzo in cui Giuliano Salesi nel 2009 ha impiantato la sua prima vigna a un centinaio di metri dal casale ristrutturato in cui oggi abita con Simona e la figlia Maia. Un ettaro con svariate uve bianche diffuse nell’alto Lazio (Moscato Bianco, Procanico, Roscetto, Verdello, Grechetto, Malvasia Bianca, Greco, Malvasia di Candia), un vigneto con ceppi allevati ad alberello palificato, esposto a nord, su terreno misto e sassoso con uguali componenti di limo, di sabbia, di argilla, a quasi 600 metri di altitudine sul livello del mare.

Un impianto meditato, ottenuto da Giuliano innestando direttamente in campo marze recuperate nei dintorni, per ritrovarsi “da grande” più materiale genetico possibile da lavorare per preservare la biodiversità presente in questi luoghi.

Giuliano ha fatto la stessa cosa per i vitigni rossi, mettendo in campo marze recuperate da selezioni massali di sangiovese, grechetto rosso e ciliegiolo, appena sopra il vigneto originario, ma con esposizione sud ovest.

Il Rosso 2018 di Podere Orto

Il Rosso 2018 di Podere Orto è un blend in cui la parte del leone la fa il sangiovese, presente al 90%, includendo in questa maggior quota anche il grechetto rosso, a tutti gli effetti un sinonimo di sangiovese (il Decreto del 21 Novembre 2018, pubblicato in gazzetta Ufficiale n. 279 del 30/11/2018 ha stabilito la sinonimia tra i due vitigni).

Il corredo ampelografico del rosso di casa è completato solitamente dal ciliegiolo. Nel Rosso 2018, invece, per la prima volta è finito anche il contributo di una vigna vecchia di oltre cinquant’anni d’età, utilizzata per il recupero massale. Un fazzoletto di terra allocato accanto all’agriturismo con camere di Podere Orto, appena al di là della strada principale, in cui sono presenti anche ceppi dei vitigni colorino e aleatico, tipici di zona.

La bontà di un vino si stabilisce dal vigneto di partenza”, afferma Giuliano “e questa vecchia vigna per noi è una ricchezza inestimabile. Da qui ho preso anche le marze per l’impianto di altri due ettari e mezzo nella parte bassa di Trevinano”.

Rosso 2018, uno spessore olfattivo fruttato

Il contributo della vigna vecchia nel vino si avverte nitidamente. Conferisce al Rosso 2018 uno spessore olfattivo fruttato inedito per questo blend, dai toni maggiormente scuri, di ciliegia e gelsi neri, con refoli floreali e terrosi; avvolgente, pulito e pieno anche al sorso, articolato e integro nella componente fruttata e in quella di freschezza. Il 30% delle uve non è stato diraspato prima della fermentazione che qui parte spontanea sin dalla prima vendemmia. In cantina – sarebbe meglio dire in garage, viste le dimensioni del locale adiacente al casale principale – solo vetroresina e damigiane; pochissimo acciaio. Giuliano è profondamente convinto che il miglior contenitore per l’affinamento del vino sia il vetro.

La dimensione artigianale della produzione vitivinicola di Podere Orto è un valore che Giuliano e Simona salvaguardano con fermezza, vivendo vigna e quotidiano familiare insieme, regalando così agli appassionati vini genuini, onesti e “che non urlano”. Senza dubbio originali a ogni vendemmia.

Accanto e con loro cresce Maia, nata lo stesso anno dell’impianto della prima vigna. Forse non per caso.


Tag: Vinamundi