DogPhone, come funziona il telefono per i cani a casa da soli

I ricercatori dell'Università di Glasgow hanno ideato un telefono che permette ai cani a casa da soli di chiamare i padroni

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Foto Pexels
newsby Linda Pedraglio17 Novembre 2021


Che si tratti di uno sguardo sommesso o di un abbaio ruggente, i cani hanno trovato innumerevoli modi per comunicare con i loro padroni. Ora i ricercatori dell’Università di Glasgow hanno congegnato un vero e proprio dispositivo tecnologico, ideato per i cani a casa da soli. Si tratta di una palla che consente loro di chiamare i padroni proprio come fosse un telefono. La ricerca, pubblicata negli Atti della “Association for Computing Machinery on Computer-Human interaction and being”, è stata presentata alla conferenza ACM del 2021 a Łódź, in Polonia.

DogPhone, che cos’è e come funziona

Il dispositivo, soprannominato DogPhone, altro non è che una morbida palla, in grado di inviare un segnale a un laptop che, a sua volta, avvia una videochiamata. Il proprietario può scegliere se rispondere alla chiamare. In alternativa, può riagganciare e richiamare il proprio animale domestico, ma per rispondere il cane deve muovere la palla.  “Tutta questa tecnologia ci consente di misurare i passi dei nostri animali domestici o dare loro il cibo a distanza, ma il nostro cane non ha davvero alcuna scelta“, ha affermato la dott.ssa Ilyena Hirskyj-Douglas, dell’Università di Glasgow. “Dare agli animali la scelta e il controllo ha dimostrato di migliorare la loro salute e il loro benessere“, ha spiegato la ricercatrice. “Questo è solo un modo per dimostrare che i cani possono controllare la tecnologia“, ha affermato Hirskyj-Douglas. “Possiamo costruire la tecnologia per i cani“, ribadisce la ricercatrice.

Come ha reagito il cane

Mentre un social media canino ancora non ha visto la luce, Hirskyj-Douglas prevede un futuro in cui i cani possano chiamarsi a vicenda.  “Abbiamo davanti centinaia di possibilità“, ha spiegato. Per assicurarsi che avesse il giusto livello di sensibilità, la ricercatrice ha apportato diverse modifiche al congegno. A testare il dispositivo per 16 giorni sono stati la stessa Hirskyj-Douglas e il suo labrador nero di nove anni, Zack. Seppur il meccanismo gli fosse stato mostrato almeno cinque volte, il cane della ricercatrice non sembrava capire cosa succedesse. “Zack mi ha chiamato ma non era interessato alla nostra chiamata“, ha osservato Hirskyj-Douglas durante uno dei test. Insomma, pare che molte delle chiamate fatte da Zack siano state accidentali, anche se – avvertono i ricercatori – potrebbe essere semplicemente la prospettiva umana. “Potremmo non capire la scelta che stanno facendo. Ma questo non significa che non dovrebbero avere scelta“, ha concluso la ricercatrice.


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