Nel fenomeno in continuo fermento ed evoluzione che sono gli eSports, ormai dedicarsi a tempo pieno a questa attività è diventata per molti una vera e propria professione. La nascita di questi nuovi “atleti digitali”, detti pro player eSports, che hanno eco mediatica ed economica ormai al pari degli atleti degli sport reali, ha portato sempre più giovanissimi appartenenti alla Generazione Z ad abbracciare il sogno di diventare giocatori professionisti di videogiochi: un tempo i bambini volevano fare i calciatori, adesso vogliono fare i pro player di FIFA, PES o Fortnite.
Il movimento eSports è giovanissimo e giovanissimi sono i suoi protagonisti. I primi gamer cominciano ad affermarsi già tra i 16 e i 18 anni, partecipando alle gare internazionali con i più famosi team professionistici. Ma come si diventa un pro player eSports a tempo pieno? E come si può fare dei videogiochi la propria professione? Le strade possono essere molteplici: innanzitutto, nel variopinto e sterminato mondo di YouTube e Twitch, moltissimi adolescenti iniziano dalla cameretta di casa partecipando ai tornei amatoriali o dedicandosi a dirette streaming. I risultati sono immediati, perché la virtualità delle competizioni permette di essere notati da un pubblico vastissimo non solo di appassionati ma anche di addetti ai lavori. Il seguito di persone unito ai risultati sul campo può quindi aprire a un talentuoso player le porte di un’organizzazione eSports, i cui scout sono sempre sull’attenti per scovare giovani promesse nell’enorme bacino del web.
Parallelamente, stanno nascendo sempre più Academy dedicate ai talenti dei videogiochi. Un aspirante player, se non viene notato da qualcuno, potrà sempre proporsi o iscriversi a una di queste organizzazioni e coltivare così il proprio talento. L’Academy è di fatto una “cantera digitale”, quasi sempre creata da team professionisti e dove i gamer più giovani possono crescere, seguiti passo dopo passo dallo staff messo a disposizione dello stesso team. Nel calcio si parlerebbe di pulcini e primavera, negli eSports il passaggio è molto più immediato: a 20 anni un player può essere già un veterano del circuito e quindi l’Academy è molto spesso un’anticamera al professionismo per chi ha tra i 14 e i 16 anni.
Come negli sport reali, ovviamente solo una (piccola) parte dei giovanissimi gamer [sponsor-link id=”128″] e riesce a vivere grazie al suo lavoro negli sport digitali, ricevendo uno stipendio da un team e guadagnano cifre considerevoli con le vittorie nei tornei. Allo stesso tempo, quindi, è sempre necessario che i ragazzi vengano accompagnati nel loro processo di crescita a scuola e nella vita al di fuori delle gaming room o delle camere da letto. Un tema, quello degli “studenti atleti”, che rappresenta già un argomento delicato in Italia, mentre altre realtà come gli USA da tempo riescono a conciliare sport e istruzione. Anche per gli eSports si aprirà quindi molto presto questa finestra di discussione. Oltreoceano, invece, alcuni licei e high school già inseriscono gli eSports nelle materie di studio: è il futuro che avanza.
Durante questo periodo le bandiere saranno esposte a mezz'asta, un gesto simbolico che riflette il…
Due i furgoni assaltati. Spari e mezzi a fuoco, banda fa rapina sulla Variante nel…
L’epicentro della scossa è stato localizzato a 16 chilometri a nord-ovest di Saigang, una delle…
Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato dal vertice dei "volenterosi" per l'Ucraina che si…
Un sommergibile turistico è affondato al largo di Hurghada, in Egitto, provocando la morte di…
Mercoledì 2 aprile andrà in scena al Teatro Roma di Portici Il mio viaggio, un…