ECONOMIA

Smart working, addio obbligo 50% per i dipendenti pubblici: la norma

Nuove scadenze e cambio di regole per lo smart working nelle Pubbliche amministrazioni. Il governo ha infatti deciso di rimuovere l’obbligo del cosiddetto “lavoro agile” per un dipendente pubblico su due, sia durante l’emergenza che in seguito all’adozione dei relativi piani organizzativi. Lo si legge nella bozza del Decreto Proroghe arrivata in Consiglio dei Ministri.

Smart working: cosa succede fino al 31 dicembre 2021

Lo smart working per il momento resterà, e lo farà in deroga. Sarà così fino alla definizione delle nuove regole con il contratto nazionale del lavoro. Una situazione che in ogni caso terminerà entro fine anno, senza dunque che ci sia più il vincolo del 50% dei dipendenti obbligati al lavoro agile.

La regola che presto entrerà in vigore confermerà dunque lo smart working semplificato anche nel pubblico impiego fino a massimo il 31 dicembre 2021. Discorso diverso, invece, per i comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico. Per ognuno di questi settori la scadenza viene legata a quella dello stato di emergenza. E quindi chi è impiegato in questi ambiti, delicatissimi nei mesi di contrasto alla pandemia, resteranno in regime di lavoro agile. E continueranno a farlo indipendentemente dai tempi che la legge prevede.

I “Pola”: cosa succederà al lavoro agile dopo l’emergenza

C’è però anche dell’altro. La misura sullo smart working, infatti, non interviene solo sulle regole straordinarie applicate durante la pandemia, ma anche sul nuovo sistema organizzativo a regime. Si tratta per l’appunto dei Pola, entrati in vigore nel corso del 2020 a proposito delle attività che si possono condurre con modalità agili.

Il “Piano organizzativo del lavoro agile” prevede attualmente che i dipendenti possano avvalersi dello smart working “almeno per il 60% riguardo ai piani organizzativi e per “minimo il 30%” se i Pola non sono stati adottati. Con la nuova regola, invece, sparirà la percentuale del 60%, mentre il minimo passerà dal 30% al 15%.

Marco Enzo Venturini

Giornalista pubblicista dal 2018, entrare nell'albo è stato contemporaneamente un traguardo e una nuova partenza di una rincorsa iniziata sei anni prima scrivendo per diverse realtà editoriali sul suolo nazionale. O forse già quando, a cinque anni, il mio gioco preferito era una vecchia macchina da scrivere di famiglia. Appassionato di politica, geografia, cinema e sport, oltre che della lingua italiana: mi piace provare a scrivere ciò che vorrei leggere.

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