Regno Unito, in pericolo le eccellenze del Made in Italy: cosa succede

La Gran Bretagna è tra i maggiori importatori di prodotti agroalimentari Made in Italy: ma la Brexit mette a rischio gli scambi commerciali

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Pexels | Pixabay
newsby Linda Pedraglio26 Settembre 2021


Lunghe code alle stazioni di benzina, scaffali vuoti nei supermercati e mancanza di manodopera, il Regno Unito inizia a fare i conti con le conseguenze della Brexit. All’indomani del caso benzina, il governo britannico ha autorizzato l’emissione di 10.500 visti provvisori di lavoro per sopperire alla carenza di manodopera. Così, mentre il governo britannico corre ai ripari, le conseguenze si fanno sentire anche oltremanica.

A lanciare l’allarme è l’associazione dei coltivatori, Coldiretti, preoccupata per le sorti di quasi 4 miliardi di esportazioni Made in Italy. La Gran Bretagna si classifica al quarto posto tra i partner commerciali dell’Italia per cibo e bevande, dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Tra i prodotti alimentari più venduti oltremanica, compare al primo primo il prosecco, seguito da derivati del pomodoro, pasta, formaggi, salumi e olio di oliva. Importante anche il flusso di Grana Padano e Parmigiano Reggiano.

La crisi dei trasporti minaccia il Made in Italy

Tra gli effetti più conclamati della Brexit, emerge la difficoltà nelle consegne e nelle importazioni di prodotti provenienti da oltremanica. Tra questi, vi sono anche 3,6 miliardi di eccellenze agroalimentari Made in Italy. Per la prima volta, il valore annuale delle esportazioni è infatti calato del -2% e Coldiretti teme una ulteriore decrescita. Laddove le stazioni di benzina rimangono prive di carburante, faticano ad arrivare anche molti prodotti alimentari. Spesso, a causa della mancanza di manodopera nel settore dei trasporti. Da qui, la mossa del governo britannico, che ha autorizzato 10.500 visti provvisori di lavoro, per una durata di tre mesi.

Calano le esportazioni in Regno Unito

Nel primo semestre del 2021 le esportazioni agroalimentari Made in Italy in Gran Bretagna sono calate del 2%. Un dato che contrasta nettamente con l’aumento del 12% che si è registrato sul mercato mondiale, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat. A pesare è stato soprattutto il calo delle spedizioni dall’Italia di pasta (-27%), salsa di pomodoro (-14%), formaggi (-6%) e vini e spumanti (-2%), in netta controtendenza a quanto avviene nel resto del mondo. A frenare le esportazioni nel Regno Unito, sono le difficoltà burocratiche ed amministrative che interessano le nuove procedure doganali. Secondo Coldiretti, incide anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli.

Coldiretti: “Combattere imitazioni dei prodotti italiani”

La mancanza di trasportatori pesa sulla filiera agroalimentare“, afferma Coldiretti. La Gran Bretagna produce appena la metà del cibo che consuma. Pertanto, “è costretta a ricorrere alle importazioni dall’Unione Europea (30%), dalle Americhe (8%), dall’Africa (4%), dall’Asia (4%), da altri paesi del mondo“, spiega Coldiretti. “Il problema riguarda soprattutto prodotti deperibili come la frutta e verdura. Di questi, “circa 1/3 viene dall’Unione Europea con oltre 250 milioni dall’Italia lo scorso anno”. Inoltre, la difficoltà negli scambi tra Gran Bretagna e UE rischia di incentivare l’arrivo di “prodotti extracomunitari non conformi agli standard di sicurezza” e favorire “contraffazioni e imitazioni dei prodotti italiani“: un fenomeno noto come Italian Sounding.


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