Pnrr e non solo: i motivi per cui l’Italia cresce più della Germania

Pnrr fondamentale, ma incide anche un decennio di crescita economica decisamente al di sotto della media europea: ecco le previsioni dell'Fmi

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newsby Marco Enzo Venturini28 Luglio 2021


L’Italia sta bene, o quantomeno si prepara a stare sempre meglio dal punto di vista economico. Lo certifica il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) tramite le nuove stime a livello mondiale. In cui si evidenzia una crescita che, per quanto riguarda il nostro Paese, si prospetta superiore anche a quella della Germania. Con diversi motivi, legati strettamente al Pnrr ma non solo.

L’ottimismo per il 2021 dopo i disastri del 2020

Il Fondo Monetario Internazionale parla di una crescita per l’Italia del +4,2% nel 2021. La stima fatta ad aprile (quando il governo Draghi ha presentato il Pnrr) parlava invece di un +3,5%, con un incremento dunque del +0,7% in appena tre mesi. Gli stessi che riguardano il Pil, passato da aprile a luglio dal +4,2% al +4,9% nelle previsioni Fmi. E il confronto è importante anche con la Germania, il cui Pil dovrebbe salire del 3,6% quest’anno e del 4,1% il prossimo.

Ma perché l’Italia ha iniziato a correre in maniera così convincente? Tra i motivi c’è anche la situazione vissuta nel 2020. Anno terribile sotto tutti gli aspetti, da quello sanitario a quello economico. E infatti il nostro Pil ha fatto registrare un dolorosissimo -8,9%, a fronte del -4,9% della Germania. Un effetto rimbalzo era quindi messo in conto anche dalla Commissione europea. Senza dimenticare che problemi esistevano già prima dell’emergenza Covid.

I problemi dell’Italia: sono scritti nello stesso Pnrr

A sottolinearlo sono nientemeno che le premesse dello stesso Piano nazionale di ripresa e resilienza. In cui si ricorda che l’Italia già prima della pandemia cresceva a livelli decisamente inferiori rispetto al resto d’Europa. E proprio per questo ci si aspetta decolli maggiormente rispetto ai vicini grazie agli aiuti comunitari previsti dal Pnrr.

La crisi si è abbattuta su un Paese già fragile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Tra il 1999 e il 2019, il Pil in Italia è cresciuto in totale del 7,9%. Nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna, l’aumento è stato rispettivamente del 30,2, del 32,4 e del 43,6 per cento. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 per cento al 7,7 per cento della popolazione – prima di aumentare ulteriormente nel 2020 fino al 9,4 per cento“, spiegano le premesse del Pnrr.

Come sfruttare il Pnrr per correre davvero

Gli aiuti europei al nostro Paese si faranno sentire già nel corso di quest’anno, con 25 miliardi. E la cifra complessiva di 191,5 miliardi rappresenta per l’Italia un’occasione attesa da decenni. “Nel 2022 partirà l’effetto Pnrr: dipenderà da come riusciremo a sfruttare il piano. Se faremo le riforme, aumenteremo la crescita strutturale così da non tornare a quel misero 0,4% di crescita annua che abbiamo avuto nel decennio pre-Covid“, ha spiegato al ‘Corriere della Sera’ Gregorio De Felice, capoeconomista di Intesa Sanpaolo.

L’effetto rimbalzo è forte, perché l’Italia ha avuto un calo di Pil molto maggiore nel 2020 rispetto alla Germania – ha ribadito De Felice –. Ma bisogna guardare non solo al 2021, bensì a un arco temporale più ampio“. Quello in cui, secondo gli auspici dell’Fmi, la locomotiva italiana potrebbe correre a velocità maggiore addirittura rispetto a quella tedesca. Purché si sfrutti l’occasione più unica che rara del Pnrr.


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