Arriva la firma del presidente del Consiglio, Mario Draghi, sul Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale. Una riforma che punta a potenziare la Pubblica Amministrazione nell’ambito del progetto di attuazione delle riforme previste dal Recovery Plan. Vediamo dunque quali saranno concretamente le novità che il Governo vuole introdurre. Con effetti che riguarderanno in modo particolare il mondo della pensione e quello del nuovo impiego a livello statale.
Il piano del presidente del Consiglio Draghi, che coincide con quello del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, punta a introdurre la pensione anticipata per i dipendenti statali e tutti i lavoratori della pubblica amministrazione. Il motivo è presto detto: da anni la categoria presenta un ricambio generazionale pressoché nullo. Il comparto presenta un’età media pericolosamente alta, anche a causa del basso numero di assunzioni all’attivo.
Il risultato è che, per la prima volta nella storia del Paese, il prossimo anno presenterà un’anomalia che il Governo non intende sottovalutare. I cittadini che percepiranno la pensione da ex dipendenti pubblici (3 milioni in totale) saranno infatti in numero maggiore rispetto ai dipendenti pubblici attivi. Dei quali solo meno di 22 mila sono stati assunti dal settembre 2019 in poi.
Per questo motivo il Governo introdurrà lo “scivolo con incentivi“. Una soluzione che permetterà agli statali vicini alla pensione di lasciare il proprio posto di lavoro, permettendo un maggior numero di assunzioni per i più giovani. Una soluzione destinata a prendere il posto della mai completamente apprezzata Quota 100, che infatti è destinata a estinguersi il 31 dicembre 2021.
L’attuale normativa permette infatti di andare in pensione a 67 anni, purché in presenza di almeno 20 anni di contributi (ossia tasse regolarmente pagate). Se però Quota 100 permette di anticipare il tutto a 62 anni (con 38 di contributi), la nuova legge reintroduce il precedente “scalone” dei 67 anni. Ma con lo “scivolo” si punterà ugualmente a incentivare i lavoratori più anziani ad anticipare il loro ritiro dall’attività, per almeno due motivi.
Il primo, più evidente, ha la doppia faccia dell’esigenza di proporre un ricambio generazionale e di creare occupazione. Ma il secondo riguarda anche la qualità del lavoro delle Pubbliche amministrazioni. L’obiettivo più profondo dell’esecutivo è infatti quello di sostituire chi va in pensione con nuovi profili altamente qualificati. Tra i più grossi problemi della macchina statale italiana, infatti, figura da anni quello della carenza di professionalità le cui competenze siano in linea con le contemporanee esigenze del mercato. In particolare sul fronte dell’innovazione tecnologica. Un gap che l’Italia intende limare con un nuovo impianto che acceleri, appunto, la tanto decantata “transizione”.
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