ECONOMIA

Ma le criptovalute sono già morte? Ecco come la ‘bolla’ si sta sgonfiando

Le criptovalute sono veramente morte? A guardare come stanno lentamente (ma nemmeno troppo) scivolando verso il nulla, la risposta sembrerebbe proprio di sì. Il segnale di avvertimento non è tanto il loro crollo, ma il fatto che siano diventate “noiose”. Bitcoin è in calo del 50% dal picco dello scorso luglio, quando aveva raggiunto il suo picco (70mila dollari). È pur vero che aveva già subìto molti crolli in precedenza, ma i bottom-feeder sono rapidamente entrati nel mercato e hanno fatto rimbalzare il prezzo. Così, dopo un breve rialzo di marzo, è riapparso il crollo. Tanto che Bitcoin ora sembra destinato a scendere verso la quotazione di circa 31mila dollari. Un calo che arriva dopo la perdita di mille punti del Dow Jones e del crollo del 5% dell’indice Nasdaq di giovedì 5 maggio. È il peggiore in un solo giorno dal 2020.

“Le criptovalute sono ancora un settore ad alto rischio”

Molti pensavano, originariamente, che Bitcoin e altre criptovalute potessero rivelarsi una copertura contro l’inflazione, ma queste speranze sono state deluse. La maggior parte di esse si è svalutata rispetto alle risorse del mondo reale e hanno perso valore più rapidamente. Per quanto riguarda l’altro incentivo a lungo termine a detenere Bitcoin, ovvero avere un deposito stabile di ricchezza lontano dagli occhi indiscreti del governo, è iniziato a svanire da quando i governi si sono messi a caccia di criptovalute.

“Le criptovalute sono ancora un settore ad alto rischio”, ha detto a Reuters Matt Dibb, amministratore della piattaforma di scambio di Singapore Stack Funds. “Così, con il crollo del Nasdaq anche tutte le valute digitali sono state schiacciate”. Inoltre, secondo Dibb, a peggiorare la situazione hanno contribuito anche la notoriamente bassa liquidità del mercato delle criptovalute durante i fine settimana e il timore che la stablecoin Terra Usd (una criptovaluta legata al dollaro statunitense) possa perdere il suo ancoraggio al dollaro.

Il timore non è tanto quello (o solo quello) di un rapido crollo

Ust è infatti tenuta sotto osservazione dalla comunità critpo. Sia per come mantiene il suo valore pari al dollaro, con un rapporto di 1 a 1, sia perché i suoi fondatori stanno creando una riserva da 10 miliardi di dollari in bitcoin per sostenere la valuta. Questo fa sì che una potenziale volatilità di Ust possa ripercuotersi negativamente su bitcoin. Oltre a queste problematiche tradizionali, c’è un aumento di furti. Solo nei primi quattro mesi del 2022 i criminali informatici sono riusciti a rubare circa mezzo miliardo di dollari in valute digitali.

Insomma: le criptovalute non fanno più la fortuna di nessuno. Sono poco più di uno schema piramidale e, come tutti gli altri schemi piramidali, hanno una vita breve. Molti di questi nuovi schemi costruiti per arricchirsi rapidamente, come gli NFT, sono già arrivati e passeranno presto di “moda”. Le criptovalute non stanno affrontando tanto un rapido crollo; quanto piuttosto un capitombolo nel vuoto assoluto. Saranno ben presto dimenticate?

Lorenzo Grossi

Classe '89, appassionato sin da piccolo di sport e scrittura. Già da "pischello" scrivevo come collaboratore per alcune testate giornalistiche a cui ho man mano affiancato radio, agenzie di stampa, tv e quotidiani cartacei. Ora è il momento di newsby! Nel carnet anche una breve ma intensa carriera di direttore di gara di calcio a 11.

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